C’è una notte in cui una città deve semplicemente gioire. E quella che vivremo oggi a Squinzano è senza dubbio una di quelle.
La vittoria per 3-0 contro il Mesagne nella finale play-off consegna allo Squinzano Calcio un risultato straordinario, costruito al termine di una stagione eccezionale, fatta di sacrifici, programmazione e numeri che parlano da soli: miglior attacco e miglior difesa del campionato. Un percorso importante, che restituisce entusiasmo ad una piazza storica del calcio salentino e che riporta il nome di Squinzano in una categoria prestigiosa come l’Eccellenza.
Dietro questo traguardo c’è il lavoro di una società che, sotto la guida di Ginetto Cocciolo, ha saputo ricostruire nel tempo credibilità, organizzazione e senso di appartenenza. Un progetto cresciuto anno dopo anno, sostenuto da sponsor, dirigenti, tifosi e appassionati, che ha avuto anche il merito di restituire dignità allo stadio comunale “Santo De Ventura”, rimasto inutilizzato per diversi anni dopo stagioni importanti della storia calcistica locale.
La società ha investito risorse proprie nella ristrutturazione dell’impianto affidato dall’amministrazione comunale, contribuendo concretamente a ridare vita ad un luogo simbolo della città. E questo rappresenta forse uno degli aspetti più belli di questa promozione: non solo il risultato sportivo, ma la volontà di ricostruire una comunità attorno al calcio.
Proprio per questo, però, la festa di oggi non può cancellare quanto accaduto negli ultimi mesi. Gli episodi di violenza verificatisi attorno allo stadio, con scontri tra tifoserie, feriti e momenti di forte tensione, hanno lasciato ferite profonde e hanno inevitabilmente segnato questa stagione. La finale play-off disputata a porte chiuse ne è stata la conseguenza più evidente e dolorosa: una città privata della possibilità di vivere pienamente una delle pagine sportive più importanti della propria storia recente.
Ma sarebbe sbagliato fermarsi soltanto alla condanna. Perché in questi mesi anche le istituzioni hanno scelto di intervenire con responsabilità. La prefettura, la questura, le forze dell’ordine e la magistratura hanno seguito con attenzione la situazione. Ci sono stati momenti di confronto diretto, dialoghi con le tifoserie, incontri promossi dal prefetto e dal questore, nel tentativo di costruire un clima diverso attorno allo sport cittadino.
Anche l’amministrazione comunale ha avviato iniziative concrete, stanziando risorse per il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza e per garantire maggiore sicurezza in vista del prossimo campionato di Eccellenza.
Ed è proprio da qui che bisogna ripartire.
Oggi è il giorno della gioia, dei complimenti alla squadra, ai dirigenti, ai tecnici, ai calciatori e a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. Ma da domani dovrà iniziare anche una riflessione seria e collettiva. Perché la crescita sportiva di una città deve andare di pari passo con la crescita civile della sua comunità.
Ognuno dovrà fare la propria parte: la società, le istituzioni, le forze dell’ordine, la stampa, i tifosi, le famiglie. Perché uno stadio deve tornare ad essere un luogo di aggregazione, passione e appartenenza, non uno spazio di paura o di violenza.
Lo sport, quello vero, non si misura soltanto con le vittorie sul campo. Si misura nella capacità di unire, di educare, di trasmettere valori alle nuove generazioni.
E allora sì, Squinzano oggi ha tutto il diritto di festeggiare. Ma la costruzione di un progetto per un traguardo ancora più importante, probabilmente, comincia proprio adesso. Noi, se saremo chiamati ad esserci, ci saremo.
















