Festa dei Santi Cosma e Damiano: Squinzano rinnova la tradizione con il Triduo, la processione e la solenne celebrazione

Ogni anno, il 26 settembre, la Chiesa cattolica rinnova la memoria dei Santi Cosma e Damiano, i celebri “Santi Medici”, figure che attraversano i secoli con una forza simbolica rara: due fratelli gemelli, vissuti nel III secolo, che unirono la competenza medica alla gratuità evangelica, trasformando la cura in un gesto di fede e di servizio.

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Le fonti antiche li collocano probabilmente in Arabia, nati da genitori cristiani e formati nell’arte della medicina. La loro scelta di curare senza chiedere alcuna retribuzione li rese noti come anàrgiri, “senza argento”, un titolo che non era solo un appellativo, ma un vero stile di vita: la guarigione come dono, la professione come missione, la vicinanza ai malati come testimonianza cristiana.

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La tradizione racconta che, oltre alle cure del corpo, Cosma e Damiano seppero toccare le ferite dell’anima, accompagnando molti pagani alla fede attraverso la loro mitezza, la loro competenza e la loro capacità di alleviare la sofferenza. Da allora, il loro culto si diffuse rapidamente, prima in Oriente e poi in Italia, dove divennero patroni dei medici, dei chirurghi, dei farmacisti e di tutti coloro che operano nella cura dei corpi e dell’animo umano.

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Questa memoria, così antica e così attuale, risuona con particolare intensità nelle parole del parroco don Alessandro Scevola, riportate nella locandina dei festeggiamenti di Squinzano. Il sacerdote invita la comunità a vivere la festa come un’occasione per invocare l’intercessione dei Santi Medici sulle ferite corporali e spirituali che attraversano la vita di tante persone. “Le ferite del corpo – ricorda – sono quelle che segnano gli ammalati, i fragili, coloro che affrontano la prova della malattia nel silenzio delle case, nei reparti, nella solitudine che spesso accompagna il dolore. Il pensiero e la preghiera della comunità si rivolgono a loro, a chi vive la sofferenza senza clamore, ma con una dignità che chiede sostegno e consolazione”.

Accanto alle ferite visibili, don Alessandro richiama anche le ferite dell’anima: le più invisibili, le più difficili da sopportare. Sono le ferite dei giovani che combattono mali “oscuri” e “minacciosi”, le ferite interiori che solo Dio conosce, le ferite provocate dalla perdita di una persona cara, dal peso del vivere quotidiano, dalle ombre che attraversano la storia personale di ciascuno. In questo orizzonte di fragilità, i Santi Medici diventano – nelle sue parole – un segno forte della presenza di Dio, sempre vicino a chi ha il cuore spezzato.

Così, la festa che Squinzano si prepara a vivere dal 23 al 26 settembre non è soltanto un appuntamento liturgico, ma un rito comunitario che intreccia tradizione, fede e identità. Dopo il Triduo di Preghiera in onore dei Santi Medici, la giornata di sabato 26 settembre si apre con la Santa Messa per tutti i soci del Circolo defunti (alle ore 09.30), e si procederà con la Processione, alle 18.00, per le seguenti vie del paese: Marconi, Brindisi, Doberdò, Montegrappa, XXIV Maggio, Risorgimento, S. Elia, Montegrappa, Campi, De Gasperi, Don Sturzo, Kennedy, Risorgimento, Crispi, Montegrappa, Anime, Macello, Tasso, Cavour, Giordano, Toti, Cocciolo, Baracca, Chiesa. I festeggiamenti si concluderanno alle 19.00 con la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Don Angelo Rizzo, Parroco di Pisignano e Vanze e Cappellano Ospedaliero del Polo Oncologico di Lecce.

Redazione
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