Nei primi decenni del Seicento, mentre a Squinzano prendeva forma il nuovo Santuario della Santissima Annunziata, i lavori si trovarono di fronte a una difficoltà che sembrava insormontabile: serviva acqua per la costruzione della nuova chiesa, ma dal pozzo scavato non ne arrivava.
Per molti giorni i maestri continuarono a scavare senza risultato. La terra veniva portata via, la cavità diventava sempre più profonda, ma dell’acqua non c’era neppure l’ombra. Alla fine, scoraggiati, decisero di abbandonare l’impresa.
Fu allora che Maria Manca si rivolse alla Vergine con queste parole:
«Madonna mia, che fai? L’acqua non si trova nel pozzo… tu ci hai da pensare perché tua è la chiesa».

Poco dopo, secondo quanto raccontato nel 1769 da don Mauro Paticchio nella biografia di Maria Manca, dal fondo del pozzo scaturì copiosissima acqua cristallina, che continuò a sgorgare per tutto il tempo necessario alla costruzione della chiesa.
Ma quello dell’acqua non fu l’unico episodio straordinario che, secondo il racconto tramandato, accompagnò la nascita del santuario.
Durante i lavori venne scavata anche una profonda cisterna nel cortile della chiesa. Un giorno, una giovane donna vi precipitò accidentalmente. La caduta fu terribile e, quando le persone accorsero, la giovane sembrava ormai senza vita.
La notizia arrivò a Maria Manca. La donna si avvicinò accorse nei pressi della cisterna e, davanti a quanti assistevano attoniti alla scena, chiamò la giovane.
Secondo il racconto, le rivolse poche parole, semplici e sorprendenti «Su, via!»
E accadde qualcosa che nessuno dei presenti avrebbe immaginato e mai più dimenticato. La giovane, che sembrava morta, si rialzò e fu tratta fuori dalla cisterna, viva.
Da quel momento i due episodi rimasero legati alla memoria del Santuario: prima l’acqua che arrivò quando sembrava non essercene, poi la vita restituita a una donna precipitata nella profondità della terra.

Sono fatti realmente accaduti? Sono miracoli? O il tempo ha trasformato avvenimenti lontani in racconti prodigiosi?
Una cosa è certa: queste vicende furono messe per iscritto nel Settecento e continuarono a essere tramandate attraverso le generazioni.
E forse è proprio qui che comincia il mistero della Santissima Annunziata di Squinzano: nel punto esatto in cui la storia finisce e la leggenda comincia.
















