I cento anni di Antonio Menavento: una vita fatta di rispetto, generosità e amore per gli altri

L’Italia degli anni venti curava le ferite della prima Guerra Mondiale e, ignara di quanto di lì a poco doveva accadere con la seconda guerra, cercava di risollevarsi.

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E proprio in quel tempo di ‘ripresa’ e ‘ricostruzione’, esattamente il 18 novembre del 1925, vide la luce un nostro compaesano, Antonio Menavento.
Una vita semplice la sua, come tante. Dedita alle attività di un’agricoltura ancora in ginocchio. Tra tante difficoltà e sacrifici trova il tempo di realizzare il suo modesto futuro.
Forma la sua famiglia e vede crescere i suoi figli che concretizzano così il suo sogno più grande.
I tempi, le vicissitudini, la sua sensibilità, contribuiscono ad alimentare la saggezza contadina che era in lui, fatta di educazione, rispetto, onestà e filantropia. Ha sempre amato il suo lavoro, tanto da ritenerlo quasi una dottrina.
“Contadino! Scarpa grossa, cervello fino”, diceva sempre ai suoi ragazzi. Ma quello che ci piace sottolineare di Antonio, chiamato amorevolmente “Ntunucciu”, è la paziente tenacia.
Ai suoi bambini raccontava sempre la favola di Esopo del sole e del vento: “la gentilezza e la persuasione sono più efficaci della forza e della violenza”. Amante della Cordialità e della Coerenza. “Basta una stretta di mano per firmare e onorare qualsiasi contratto”. Questo era il suo pensiero, come per molti del suo tempo.
Oggi, 18 novembre 2025, è ancora con noi a raccontare la sua storia e l’amore per la vita. Sostiene sempre che bisogna imparare ad amare perché c’è poco amore tra le persone, convinto che il troppo benessere non contribuisce alla crescita dell’amore e della solidarietà perché non fa sviluppare il senso di immedesimazione nelle difficoltà altrui e di condivisione delle stesse.
“Ognunu stai buenu a casa soa ma tutti stamu suli” – dice con convinzione.
Forse non si esprime con pienezza, ma la solidarietà lui l’ha vissuta davvero, condividendo di tutto quando il pane era immensa ricchezza. Non sappiamo se oggi, noi, riusciamo bene a vivere con amore, onestà e coerenza, ma sappiamo che le persone come lui, con poco, con molto poco, hanno fatto la storia del nostro travagliato secolo.
“Tanti cari auguri ad Antonio e alla sua famiglia a nome dell’Amministrazione e di tutta la comunità squinzanese. Ad Antonio e alla sua generazione va il nostro ringraziamento per i sacrifici vissuti e per averci consentito di vivere in una condizione di maggiore benessere. A noi il compito di essere grati e al contempo di imparare dalle loro storie che non possono essere perse perchè insegnano tanto anche del nostro tempo. Auguri Antonio!” – hanno dichiarato con gratitudine e commozione il Sindaco Mario Pede e la Presidente del Consiglio con delega alla terza età Roberta Giordano.

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