Il mio incontro con Bassolino e il coraggio di scegliere: quando una città ha bisogno di visione

Ci sono incontri che durano pochi minuti e che, a distanza di molti anni, restano impressi nella memoria. Il mio incontro con Antonio Bassolino è uno di questi.

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Era l’estate del 1993. Bassolino venne a Lecce, all’Hotel Risorgimento, alla vigilia della sua candidatura a sindaco di Napoli. Era già un politico affermato, ma ciò che mi colpì non fu soltanto la sua esperienza. Rimasi quasi ammaliato dal modo semplice con cui parlava della sua città e dal sogno che aveva per Napoli.

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Non parlava di grandi opere. Diceva che Napoli aveva già ricevuto, nel corso dei secoli, una straordinaria eredità artistica e monumentale. La bellezza era già lì: bisognava salvaguardarla, renderla fruibile ai cittadini e mostrarla al mondo, facendo di quella ricchezza una risorsa per la città.

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E poi parlava delle cose più semplici: voleva vedere le strade pulite, l’acqua sgorgare dalle fontanelle, le strade illuminate. Voleva piazze dove le persone potessero fermarsi a parlare e i bambini giocare.

Pochi anni dopo, quella visione trovò una delle sue immagini più forti nella chiusura al traffico di Piazza del Plebiscito.

Oggi può sembrare quasi naturale vedere quella piazza come uno straordinario spazio pubblico. Ma allora non lo era affatto. Chiudere al traffico uno dei luoghi più importanti di Napoli significava cambiare abitudini consolidate e affrontare inevitabilmente anche critiche e contrarietà.

Quella scelta contribuì a restituire Piazza del Plebiscito alla sua funzione più autentica: non più soltanto uno spazio attraversato dalle automobili, ma un luogo da vivere, dove incontrarsi, assistere a spettacoli, partecipare a eventi, fermarsi.

E forse proprio qui sta il significato più profondo di quella stagione: la città non aveva bisogno soltanto di nuove opere, aveva bisogno che qualcuno avesse il coraggio di valorizzare ciò che già possedeva.

Negli anni successivi Napoli ha conosciuto una crescente attenzione turistica internazionale, anche grazie alla progressiva valorizzazione del suo patrimonio storico, artistico e culturale. Piazza del Plebiscito è diventata uno dei simboli di questa nuova immagine della città.

Ripensando oggi a quell’incontro all’Hotel Risorgimento, mi torna in mente soprattutto la semplicità di quelle parole.

Un sindaco non deve limitarsi a inseguire gli umori del momento. Deve avere il coraggio di scegliere, anche quando una scelta può apparire inizialmente impopolare. Deve avere una visione e la capacità di spiegarla ai cittadini.

Non tutte le scelte impopolari sono necessariamente giuste. Ma senza il coraggio di scegliere, nessuna città può davvero cambiare.

Perché amministrare non significa soltanto conservare ciò che si è trovato. Significa anche avere il coraggio di immaginare come potrebbe diventare la città che si ama.

E forse è proprio questo il motivo per cui, dopo tanti anni, quell’incontro è ancora vivo nella mia memoria.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare persone e vivere momenti che, in modi diversi, mi hanno formato e lasciato un segno. Alcuni di questi incontri li racconterò. Ma non oggi. Li affiderò alla memoria, lasciando che tornino alla mente con maggiore lucidità di quanto non riesca a fare adesso. Perché anche i ricordi, come le città, hanno bisogno di tempo per ritrovare tutta la loro bellezza.

Roberto Schipa
Roberto Schipa
"È la stampa bellezza, la stampa e tu non ci puoi far niente, niente".
(Dal Film L’ultima minaccia - New York 1952)
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