A tu per tu con Raffaela Barbetta: Festa di San Rocco tra bilanci e programmi futuri

Si è appena conclusa la festa di San Rocco 2026 a Squinzano e abbiamo incontrato la Presidente dell’associazione “In cammino con San Rocco”, Raffaela Barbetta, per fare il punto sui risultati raggiunti e gli obiettivi futuri.

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La festa ha registrato un grandissimo successo di pubblico. Ma quanta fatica, quanto lavoro e quanto impegno ci sono stati dietro la realizzazione di questo evento?

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“Ogni evento porta con sé fatica, incomprensioni, gioie e soddisfazioni, e credo che sia normale. Ognuno di noi ha una propria idea di “festa” e cerca di realizzarla nel modo più vicino possibile alla propria sensibilità e alla propria personalità.
Noi lavoriamo alla festa per diversi mesi. Quest’anno siamo partiti un po’ in ritardo, soprattutto a causa del rinnovo delle cariche dell’associazione. All’inizio eravamo anche un po’ sfiduciati, ma, passo dopo passo, ogni cosa è andata al suo posto. È stato come vedere, piano piano, tutti i tasselli di un grande puzzle incastrarsi nel modo giusto.
Insieme a don Alessandro e a tutto il direttivo abbiamo programmato e seguito la parte religiosa, che, devo dire, mi ha emozionata tantissimo. Vedere la partecipazione della comunità, la chiesa piena e sentire così forte la devozione verso San Rocco ci ha ripagati di tanta fatica.
Dietro i due giorni di festa, in realtà, ci sono mesi di lavoro, telefonate, riunioni, organizzazione, ricerca di fondi, volontari, permessi e tantissime piccole cose che spesso non si vedono. Ma è proprio questo il bello: quando finalmente arriva la festa, tutto quel lavoro diventa una piazza piena e una comunità che si ritrova insieme”
.

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Quest’anno è stato il primo anno senza Giuseppe De Giorgi. Quanto è stata importante la sua eredità e quanto si è sentita la sua assenza?

Io ho conosciuto Giuseppe quando ero piccola, così come ho conosciuto, nel corso degli anni, tante altre figure importanti legate alla festa. Giuseppe, però, è sempre stato un po’ il nostro collante.
Aveva una capacità particolare: riusciva a tenere unite le persone anche dopo una discussione. Prendeva il telefono il giorno dopo, cercava di parlare con tutti, di mettere una buona parola e di riportare serenità. E ci riusciva. Sempre.
Credo sia normale avere delle discussioni quando si lavora insieme. Non sempre si ha la stessa idea e, a volte, è difficile ricordarsi quale sia l’obiettivo finale. Giuseppe aveva proprio questa capacità: riportarci all’obiettivo comune.
La sua perdita è stata un brutto colpo per tutti noi, anche perché è arrivata in modo inaspettato. Ci eravamo sentiti pochi giorni prima. Voleva sempre sapere come stessero andando le cose. Nonostante i suoi problemi di salute, il suo pensiero era sempre rivolto a noi e alla festa. Non ci ha mai lasciati soli. Mai.
La sua eredità, secondo me, è una delle cose più belle che una persona possa lasciare: l’amicizia, quella vera. Giuseppe era il nostro tesoriere, ma quello che ci ha lasciato vale molto più di qualsiasi ruolo o contributo economico.
Ci ha lasciato la forza di andare avanti, di continuare a lottare e di portare avanti una tradizione che appartiene a una grande comunità. Quest’anno la sua assenza si è sentita, ma allo stesso tempo abbiamo sentito forte la sua presenza in tutto quello che abbiamo fatto”
.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare quest’anno nell’organizzazione?

“Il primo passo che facciamo, dopo aver definito i giorni della festa e gli artisti da invitare, è la questua cittadina. Quest’anno siamo partiti in ritardo e abbiamo terminato quasi a ridosso della festa. Questa è stata sicuramente una delle difficoltà maggiori.
La maggior parte di noi lavora, quindi spesso siamo in pochi a poter uscire nel pomeriggio e girare per il paese. Quest’anno, inoltre, il caldo è stato davvero intenso e non è stato facile. A tratti è stato anche demotivante.
Dobbiamo poi considerare che le persone sono giustamente stanche di dover fare continuamente offerte. Durante l’anno ci sono tante feste e tante realtà che chiedono contributi per organizzare eventi. Noi, inoltre, arriviamo praticamente alla fine di questo calendario e quindi, a volte, troviamo persone che hanno già dato molto e che reagiscono con insofferenza quando chiediamo un’ulteriore offerta.
Nonostante questo, abbiamo continuato. Perché sappiamo che dietro ogni contributo, anche piccolo, c’è una persona che decide di sostenere la nostra festa e la nostra tradizione”.

Qual è stata la soddisfazione più grande per chi ha lavorato alla realizzazione della festa? C’è stato un momento particolare che porterete con voi?

“La soddisfazione più grande è stata vedere una così grande partecipazione alle celebrazioni religiose: dalla celebrazione solenne del 19 agosto fino alla giornata di ringraziamento del 20 agosto. Vedere la chiesa piena e tanta gente partecipare con devozione ci ha fatto capire quanto San Rocco sia ancora profondamente presente nel cuore della nostra comunità.
Per quanto riguarda la festa civile, invece, vedere una piazza così piena di persone è stato motivo di grande orgoglio per tutti noi. Dopo mesi di lavoro, vedere la gente divertirsi, stare insieme e vivere la festa è stata la ricompensa più bella.
Credo che questa festa abbia fatto bene a ognuno di noi. Ci ha dato quella ricarica di cui avevamo bisogno e la voglia di ricominciare, già da adesso, a pensare e programmare il prossimo anno.”

Quali sono, secondo voi, gli aspetti che andrebbero corretti o potenziati in vista del prossimo anno?

“Sicuramente ci piacerebbe coinvolgere ancora di più le persone e renderle parte integrante della festa. In fondo, la festa appartiene un po’ a tutti noi. Ci piacerebbe anche che la nostra associazione crescesse, ma non per una questione di numeri. Vorremmo che crescesse perché sempre più persone possano conoscere la storia di San Rocco, sentirla propria e contribuire a tramandarla alle generazioni future.
Io immagino questa cosa in modo molto semplice, quasi come quando un genitore racconta una favola al proprio bambino.
Ecco, io immagino così la storia di San Rocco: un genitore che racconta ai propri figli chi era, cosa ha fatto e quale messaggio ci ha lasciato. E poi quei bambini, diventati grandi, che a loro volta lo racconteranno ai propri figli. Una catena che passa da padre a figlio, da generazione a generazione. Se riuscissimo a fare questo, avremmo davvero raggiunto un grande obiettivo.”

Quanto pensi che le persone conoscano davvero la storia di San Rocco e il suo messaggio? E cosa si potrebbe fare per trasmetterlo soprattutto ai più giovani?

Credo che siano tante ma non tantissime le persone che conoscano davvero la vita di San Rocco, la sua storia e il suo messaggio. Spesso queste conoscenze rimangono legate all’ambito parrocchiale, mentre noi vorremmo provare a uscire fuori, ad andare oltre i confini del nostro quartiere. Ho già in mente alcune idee che porterò al direttivo. Sono cose semplici, ma spero possano piacere e soprattutto possano aiutare a far conoscere San Rocco in maniera diversa.
Oggi credo ci sia un grande bisogno di fede, ma soprattutto di credere in qualcosa e di sentirsi parte di una comunità. In quasi tutte le famiglie ci sono persone che affrontano problemi di salute, persone sole, persone che hanno bisogno di una parola di conforto. E non dobbiamo dimenticare nemmeno chi si prende cura degli altri: anche chi assiste una persona che soffre ha bisogno di essere sostenuto.
San Rocco ci insegna proprio questo: fermarsi davanti alla sofferenza dell’altro, non essere indifferenti, aiutare chi ha bisogno, anche quando quella persona non ci è vicina o non fa parte della nostra famiglia.
Mi piacerebbe partire proprio dai bambini, raccontando loro la storia di San Rocco e cercando di trasmettere, attraverso il suo esempio, l’amore per il prossimo, l’attenzione verso chi soffre e il valore dell’aiuto reciproco.
Per questo vorremmo che la nostra associazione non si occupasse soltanto nel mese di agosto della festa. Cercheremo di programmare, durante tutto l’anno, alcuni appuntamenti e iniziative che possano avere un valore sociale e umano.
Perché San Rocco non dovrebbe essere soltanto una festa di agosto. Dovrebbe essere un messaggio da vivere durante tutto l’anno.”

Redazione
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