Masseria Ghetta, quando la campagna intorno a Cerrate si ritrovava nella fede

Tra ulivi, masserie e strade di campagna, un piccolo angolo del Salento conserva la memoria di un mondo scomparso. E una cappella potrebbe raccontarne ancora le storie.

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Oggi Masseria Ghetta, o Ghietta, appare soprattutto come una presenza silenziosa nella campagna tra Trepuzzi, Surbo e Squinzano, a poca distanza dall’Abbazia di Santa Maria a Cerrate.

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Ma proviamo a immaginarla qualche secolo fa.

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Intorno a Cerrate la campagna era punteggiata da masserie, terreni coltivati, frantoi e piccoli insediamenti rurali. Molte di queste realtà facevano parte della grande Platea di Cerrate, un sistema agricolo e territoriale nel quale il lavoro della terra scandiva le giornate e le stagioni.

Masseria Ghetta, allora conosciuta anche come Celonisi Grande, era una di queste. La sua torre fortificata proteggeva uomini, animali e raccolti; intorno si svolgeva la vita quotidiana dei contadini, tra campi, ulivi e attività agricole.

E poi c’era una piccola chiesa.

Le fonti la ricordano come la “chiesa di Masseria Ghietta”. Oggi è privata e spogliata di gran parte dei suoi elementi originari, ma la sua presenza permette di immaginare un’altra scena.

Forse, nelle domeniche e nei giorni di festa, quando il lavoro nei campi lasciava spazio alla preghiera, dalle masserie vicine arrivavano famiglie a piedi, lungo le strade di terra. Uomini, donne e bambini potevano incontrarsi davanti a quella piccola cappella, scambiando parole e saluti prima e dopo la funzione.

Non sappiamo se fosse davvero così, ma è facile immaginare che quei luoghi di culto rappresentassero anche uno dei pochi momenti di incontro di una comunità dispersa nella campagna.

E c’è un piccolo mistero che rende questa storia ancora più affascinante.

A poche decine di metri dalla masseria, le mappe di oggi indicano una Cappella Santa Maria degli Angeli. Potrebbe essere proprio l’antica chiesetta di Ghetta? Al momento non esiste un documento che lo dimostri con certezza. La risposta potrebbe essere nascosta nelle antiche Platee di Cerrate, nei catasti o nelle visite pastorali, forse cercando anche il nome più antico della masseria: Celonisi Grande.

Resta così, tra le pietre e gli ulivi, una storia ancora incompleta.

Una torre, una masseria, una cappella e un paesaggio che nei secoli ha visto passare generazioni di contadini.

E viene da pensare che, nelle sere d’estate o nelle mattine luminose delle feste, quelle stesse campagne non fossero affatto silenziose: voci, passi, campane e preghiere riempivano la strada verso Cerrate.

Oggi rimangono le pietre.

Ma forse, ascoltandole con attenzione, si può ancora immaginare la vita che un tempo le animava.

Roberto Schipa
Roberto Schipa
"È la stampa bellezza, la stampa e tu non ci puoi far niente, niente".
(Dal Film L’ultima minaccia - New York 1952)
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