L’11 giugno scorso, all’età di 91 anni, si è spenta Rosetta Politi, figura molto amata dalla comunità di Squinzano. Insegnante, moglie, madre, poetessa in vernacolo e donna di grande umanità, lascia un’eredità fatta di affetti, cultura e valori che continueranno a vivere nel ricordo di quanti l’hanno conosciuta.
Rosetta era una persona solare, capace di entrare immediatamente in sintonia con gli altri. Amava stare tra la gente, coltivare amicizie, partecipare alla vita della comunità. Intraprendente e creativa, possedeva una naturale capacità di comunicare e di instaurare rapporti sinceri e profondi.
Tra le sue eredità più preziose vi sono le poesie scritte in vernacolo, autentici frammenti della memoria collettiva di Squinzano. Un talento che aveva ereditato dal padre Paolo, anch’egli dotato di una particolare sensibilità per la scrittura e per l’espressione poetica. Oggi quei versi rappresentano un patrimonio culturale che racconta tradizioni, sentimenti e modi di vivere di un tempo che non possono rischiare di essere dimenticati.
Rosetta aveva due sorelle, Maria Teresa, scomparsa qualche tempo fa, e Anna, alla quale va un sentito ringraziamento per i ricordi e le testimonianze che hanno contribuito a ricostruire la storia di una donna straordinaria. La perdita del padre in giovane età segnò profondamente la famiglia e contribuì a rafforzare quel senso del dovere e quella disciplina che caratterizzarono tutta la vita di Rosetta.
Fin da ragazza era molto attenta al proprio comportamento e alla propria formazione. Amava i momenti di socialità che il paese offriva, come i veglioni mascherati del Carnevale, appuntamenti molto attesi in un’epoca in cui le occasioni di svago erano poche. Per poter partecipare a quelle serate era necessario mantenere una condotta esemplare e ottenere buoni risultati negli studi, valori che Rosetta fece propri sin dalla giovane età.
Donna autorevole e determinata, sapeva esprimere le proprie opinioni con chiarezza e sincerità. Era diretta, ma sempre rispettosa e diplomatica. Chi la conosceva ne apprezzava il carattere forte, unito a una profonda sensibilità e a una grande attenzione verso gli altri.
La sua storia d’amore con Vittorio Spalluto, insegnante molto stimato e conosciuto a Squinzano, nacque tra i banchi della scuola quando entrambi erano ancora giovani supplenti. Pur essendo molto diversi caratterialmente, riuscirono a costruire un’unione solida e duratura.
Vittorio era un uomo di studio. Amava la matematica, che insegnava con passione, ma possedeva anche una profonda conoscenza del greco, del latino e della lingua francese. Per lui la lettura era una necessità quotidiana, uno strumento di crescita culturale e al tempo stesso un momento di relax. Rosetta, al contrario, preferiva il contatto umano, le amicizie, la vita sociale. Due personalità differenti che si completarono a vicenda per tutta la vita.
Insieme condivisero non soltanto l’amore, ma anche la vocazione educativa. Per entrambi insegnare non era un semplice lavoro, bensì una missione. Intere generazioni di studenti squinzanesi sono passate attraverso le loro classi e, spesso, anche attraverso la loro casa.
A ricordarlo con parole cariche di affetto è stato il figlio Paolo, che nel suo commovente saluto ha raccontato come molti studenti fossero diventati parte integrante della famiglia. «Non erano solo alunni, studenti: erano come me e Francesco, vostri figli», ha scritto. Molti di loro continuarono negli anni a chiamarla affettuosamente “Zia Rosetta” e successivamente “Nonna Rosetta”, segno di un legame che andava ben oltre il rapporto scolastico.
La casa dei coniugi Spalluto era diventata un luogo di studio, di crescita e di incontro. Nella stanza dove si tenevano le lezioni private nacquero addirittura cinque storie d’amore tra studenti, tutte sfociate in matrimoni ancora oggi solidi e duraturi. Un particolare che racconta meglio di qualsiasi descrizione il clima di serenità, fiducia e familiarità che Rosetta e Vittorio riuscivano a creare attorno a loro.
Negli ultimi mesi della sua vita Rosetta ha affrontato con forza e dignità la malattia, sostenuta dall’amore dei figli Paolo e Francesco. «A gennaio la scienza medica ti dava pochi giorni di vita. Siamo arrivati quasi a metà giugno. In qualche modo abbiamo vinto noi. Hai vinto tu, Nonna Rosetta», ha scritto Paolo, rendendo omaggio alla sua straordinaria forza d’animo.
Tra le testimonianze più toccanti giunte in questi giorni vi è quella del dottor Salvatore Sisinni, amico di famiglia da sempre. Nel suo ricordo emerge una Rosetta curiosa, attenta e desiderosa di comprendere il mondo che la circondava. Ogni mattina leggeva il giornale e spesso telefonava all’amico per commentare gli articoli e le lettere pubblicate sulla stampa locale. Si interessava di politica, sanità, giustizia e di tutto ciò che riguardava la vita della società.
Sisinni ricorda anche il profondo legame che univa Rosetta e Vittorio alla sua famiglia. Vittorio era stato il suo compagno di banco alle scuole elementari e medie, mentre Rosetta era stata amica d’infanzia della moglie Anna. Nel suo saluto, carico di fede e commozione, il medico immagina oggi i due sposi nuovamente riuniti nella pace eterna, lontani dalle sofferenze e dalle preoccupazioni terrene.
Forse è proprio nell’incontro tra tutte queste testimonianze che emerge il ritratto più autentico di Rosetta Politi: una donna colta e creativa, profondamente legata alla famiglia, generosa nell’amicizia, appassionata educatrice e custode delle tradizioni della sua terra.
Con la sua scomparsa Squinzano perde una delle sue figure più rappresentative. Restano però il ricordo del suo sorriso, la forza dei suoi insegnamenti, l’amore trasmesso ai figli e agli studenti e quel patrimonio di poesie in vernacolo che continuerà a raccontare la sua voce alle generazioni future.
Alla famiglia giungano l’affetto e la vicinanza della redazione del nostro giornale oltre che dell’intera comunità, che oggi saluta Rosetta Politi con gratitudine, rispetto e profonda commozione.
Roberto Schipa

















