La Comunità di Sant’Egidio ricorda Modesta Valenti, la senzatetto morta di freddo e indifferenza

Il ricordo di Modesta Valenti non è mai stato, per la Comunità di Sant’Egidio, una semplice ricorrenza sul calendario, ma un momento prezioso per non dimenticare e per creare una cultura inclusiva, solidale e attenta al prossimo.

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Quel 31 gennaio 1983, alla Stazione Termini, il rifiuto di soccorrere una donna di 71 anni perché “sporca” segnò il confine tra l’umanità e l’indifferenza. Da quel giorno, Modesta, una senzatetto triestina alla quale è stata poi intitolata una via romana, è diventata la madre e la sorella di tutti coloro che la città non vuole vedere, trasformando il suo nome nel grido di chiunque viva e muoia ai margini. Sabato 28 febbraio 2026, alle 18, questo grido arriverà nel luogo più solenne di Lecce, la cattedrale. Sarà un momento di profonda comunione, dove la Comunità si stringerà attorno all’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, per una liturgia che mette i poveri esattamente dove devono stare: al centro dei pensieri, delle azioni e della preghiera della Chiesa.
La presenza dell’arcivescovo è il segno di una Chiesa che sceglie di farsi casa per chi una casa non ce l’ha, riconoscendo nella carne sofferente dei poveri il volto stesso di Cristo. In un silenzio colmo di significato, la Comunità di Sant’Egidio darà inizio alla “liturgia dei nomi”. Non saranno pronunciate fredde statistiche, ma nomi propri, storie vissute, amicizie nate sui marciapiedi e sotto i portici di Lecce. Per ogni vita che si è spenta nel buio della solitudine e nel gelo delle notti salentine, verrà accesa una candela: ogni fiamma sarà una sfida all’oblio, un modo per dire che nessuno è un numero e che ogni esistenza è preziosa agli occhi di Dio e dei fratelli.
Al termine della celebrazione, il gesto di offrire un fiore a ogni presente servirà a ricordare a tutti la fragilità della nostra condizione umana. Ricordare Modesta significa, in fondo, tornare a essere umani, riscaldando con il fuoco dell’amicizia chi è rimasto troppo a lungo al freddo dell’indifferenza.

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