Un viaggio tra storia, tradizioni e memoria collettiva per riscoprire l’anima più autentica di Trepuzzi. Si terrà giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 17.30, presso Palazzo Guerrieri, l’iniziativa “Trepuzze”, promossa da Arci Lecce Solidarietà con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale e identitario della comunità locale.
L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Taurino e della presidente di Arci Lecce Solidarietà Anna Caputo. A seguire, spazio agli interventi di Salvatore De Masi, autore del volume “Grammatica del dialetto di Trepuzzi”, e di Antonio Salvatore Elia, studioso e profondo conoscitore della storia del territorio. A moderare l’incontro sarà l’archeologo Davide Tamiano.
Il libro di De Masi rappresenta un contributo significativo allo studio del dialetto trepuzzino, inserito nel contesto dei dialetti meridionali estremi dell’area salentina. L’autore propone un’analisi linguistica approfondita che prende avvio dalla deissi personale, spaziale e temporale, per poi soffermarsi sugli aspetti semantici, morfologici e fonetici della parlata locale, offrendo un quadro organico e dettagliato di una lingua che custodisce secoli di storia e cultura.
La seconda parte dell’opera raccoglie invece l’“Antologia della memoria” di Rino Longo, con canti popolari, versi della tradizione e testimonianze legate ai mestieri di un tempo. Un patrimonio di conoscenze e racconti che l’autore affida alle nuove generazioni affinché possano conoscere il modo in cui comunicavano i propri antenati.
Accanto al tema linguistico, l’appuntamento offrirà anche uno sguardo sulla storia del paese grazie al contributo di Antonio Salvatore Elia, insignito nel 2025 dell’onorificenza “Trepuzzi d’Onore” e autore di numerose pubblicazioni dedicate a Trepuzzi e al Salento.
L’iniziativa si propone così come un vero tributo alla comunità trepuzzina, alle sue radici e alla sua memoria storica. A ricordarne il significato sono le parole di Cesare Pavese ne La luna e i falò: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Una riflessione che ben sintetizza lo spirito dell’incontro: custodire il passato per comprendere meglio il presente e trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’appartenenza.
















