“Quando meno diventa più”: la storia di Dave7, tra fragilità e rinascita, all’Arena Cinema di Casalabate

C’è una forza che nasce nei punti più fragili, quelli che gli altri chiamano limiti. È da lì che parte la storia di Davide Minerva, conosciuto come Dave7, atleta, autore e testimone di una resilienza che traspare completamente dalle pagine del suo libro, “Quando meno diventa più”, la cui presentazione ufficiale si terrà martedì 25 agosto 2026 presso l’Arena Cinema di Casalabate alle ore 21.00.

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Sarà un momento collettivo di ascolto, condivisione e partecipazione, dove si racconterà una storia fatta di ostacoli, rinascite e possibilità, introdotto dai saluti istituzionali del Sindaco di Squinzano, Mario Pede, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Squinzano, Eleanna Bello, e dell’Assessore alle Politiche Sociali Vincenzo Vespucci. Accanto all’autore, la dottoressa Sabrina Liberti, guiderà il dialogo con una sensibilità capace di far emergere la parte più autentica del racconto. Il ricavato del libro sarà destinato all’associazione Cuore e mani aperte OdV, segno di una grande sensibilità e una straordinaria generosità da parte dell’autore. L’intervista che segue vuole restituire la voce di Dave7 nella sua forma più genuina, diretta e limpida, pensata per permettere ai lettori di conoscerlo meglio entrando direttamente nella sua storia personale.

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Chi è Davide Minerva? Come racconteresti chi sei oggi a chi ancora non ti conosce? “Sono Davide Minerva, per tanti semplicemente Dave7, e vengo da Surbo, nel Salento. Se dovessi presentarmi senza utilizzare etichette, direi che sono una persona che ha imparato a trasformare ciò che sembrava un ostacolo in qualcosa da cui ripartire. Sono laureato in Scienze Motorie e lo sport rappresenta una parte fondamentale della mia vita. Non è soltanto qualcosa che studio o pratico: per me il movimento significa libertà, autonomia, benessere e soprattutto possibilità.

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Amo allenarmi, correre, stare in palestra e mettermi continuamente alla prova. Un’altra grande passione è la musica; sono molto legato alla musica della mia terra e in particolare ai Sud Sound System, una realtà che per me rappresenta molto più di un semplice gruppo musicale. Don Rico, Terron Fabio e Nandu Popu hanno saputo portare il Salento, la sua lingua, la sua identità e la sua energia ben oltre i confini della Puglia.

Mi piace il loro modo di utilizzare la musica per raccontare un territorio, le persone, la società e la vita vera. Mi sono avvicinato molto anche al mondo Shatta, un genere che mi piace particolarmente per il ritmo, l’energia e la capacità di trasmettere immediatamente voglia di muoversi. In generale amo tutto ciò che attraverso la musica riesce a trasmettere energia. E forse anche per questo musica e sport, pur essendo due mondi diversi, nella mia vita finiscono spesso per incontrarsi: entrambi mi danno energia, libertà e la possibilità di esprimermi. Mi appassiona, inoltre, anche il mondo dei social e della comunicazione, perché mi permette di raccontare storie, trasmettere messaggi e creare relazioni.

E poi c’è la scrittura. Da questa parte di me è nato il mio libro, “Quando meno diventa più”, probabilmente uno dei progetti più importanti della mia vita.

Se mi chiedete se sono innamorato, risponderei in un modo forse particolare: sono innamorato della vita. Delle persone vere, della mia famiglia, delle amicizie che resistono, dello sport, della musica, dei progetti che sembrano impossibili e di tutte quelle piccole cose che, dopo aver attraversato momenti difficili, impari a non considerare più scontate.”

Il nome Dave7 è diventato il tuo segno riconoscibile. Che cosa significa? “Dave7 non è soltanto un soprannome. È quasi una seconda pelle. Dave nasce naturalmente da Davide, mentre il 7 è il mio numero, quello che sento mio e che mi accompagna da sempre. Dietro quel numero c’è anche una fonte di ispirazione importante: Cristiano Ronaldo, CR7.

Non semplicemente per quello che ha rappresentato nel calcio, ma soprattutto per ciò che trasmette attraverso il suo modo di affrontare lo sport e la vita. Mi sono sempre ispirato alla sua determinazione, alla dedizione, alla disciplina e al coraggio di continuare a lavorare per raggiungere i propri obiettivi.

Quello che mi colpisce di CR7 è soprattutto la mentalità: il talento può essere importante, ma senza sacrificio, costanza e voglia di migliorarsi ogni giorno difficilmente si arriva lontano.

È proprio questo il significato che ho voluto dare al mio 7: non arrendersi, continuare a lavorare e provare sempre a superare se stessi.

Con il tempo Dave7 è diventato qualcosa di più: rappresenta la parte di me che non vuole arrendersi, quella che prova, cade, sbaglia, soffre e poi riparte. Davide è la persona. Dave7 è l’energia con cui quella persona ha deciso di affrontare la vita.”

Come descriveresti il tuo rapporto con la disabilità: limite, sfida, identità o compagna di viaggio? “Direi soprattutto compagna di viaggio. Non voglio raccontare la disabilità come qualcosa di meraviglioso, perché ci sono difficoltà concrete e giornate nelle quali determinate cose pesano più di altre. Ma non voglio neppure considerarla una condanna.

È una parte della mia storia, non tutta la mia identità.

Per tanti anni ho dovuto confrontarmi con ciò che non riuscivo a fare e con quello che gli altri pensavano che non sarei riuscito a fare. Crescendo ho cambiato prospettiva: invece di domandarmi continuamente “Perché proprio io?”, ho iniziato a chiedermi: “Con quello che ho, cosa posso costruire?”

Ed è cambiato tutto.

Il limite esiste. Fingere che non esista sarebbe sbagliato. Ma una persona è infinitamente più grande del proprio limite.”

Qual è la cosa più difficile da far capire agli altri sulla tua condizione? “Che non voglio essere né compatito né trasformato in un supereroe. Vorrei essere guardato semplicemente come Davide. Una delle cose che fanno più male è quando qualcuno decide in anticipo ciò che puoi o non puoi fare, senza nemmeno lasciarti provare.

A volte il limite più pesante non è quello fisico: è lo sguardo degli altri.

Io posso conoscere le mie difficoltà, posso lavorarci, posso trovare una strada diversa. Ma quando qualcuno ti guarda pensando già “questo non ce la farà”, devi prima abbattere quel pregiudizio e soltanto dopo affrontare la vera difficoltà.

Per questo cerco di trasmettere un concetto molto semplice: non decidete mai il limite di un’altra persona al posto suo.”

Quando hai capito che la tua storia meritava di diventare un libro? “Più che pensare che la mia storia “meritasse” un libro, a un certo punto ho capito che poteva essere utile a qualcuno. Ed è stata questa consapevolezza a fare la differenza. Non volevo scrivere un libro per dire: “Guardate quanto sono stato bravo.”

Volevo raccontare cosa significa attraversare momenti nei quali ti senti piccolo, fragile, diverso o fuori posto e scoprire, magari molti anni dopo, che proprio alcune di quelle fragilità ti hanno insegnato a vivere.

Così è nato “Dave7 – Quando meno diventa più – La mia forza è nata dove tutti vedevano un limite.” È un libro autobiografico, ma soprattutto è un viaggio.

Dentro ci sono difficoltà, famiglia, crescita, sport, cadute, persone, assenze, conquiste e rinascite. C’è il Davide bambino e c’è l’uomo che, guardandosi indietro, prova finalmente a dare un significato a tante cose. Non volevo cancellare le pagine difficili della mia vita. Volevo dimostrare che anche quelle pagine possono servire a scrivere qualcosa di bello dopo.”

Come hai scelto il titolo “Quando meno diventa più”? “Perché racchiude la mia filosofia. Nella vita ci concentriamo continuamente su quello che ci manca. Meno possibilità. Meno facilità. Meno certezze. Meno occasioni.

Io ho cercato di ribaltare quel concetto.

Quel “meno” che inizialmente sembrava soltanto una mancanza può diventare qualcosa che ti costringe a cercare dentro di te un “più”. Più determinazione. Più sensibilità. Più fame. Più gratitudine. Più voglia di vivere.

E allora accade qualcosa di incredibile: quello che pensavi ti avesse tolto qualcosa diventa anche ciò che ti insegna a dare più valore a quello che hai. Questo significa per me Quando meno diventa più.”

Se dovessi riassumere il cuore del libro in una frase? “La mia forza è nata dove tutti vedevano un limite.” È probabilmente la frase che meglio racconta non soltanto il libro, ma anche Davide.

Qual è il messaggio più importante che vuoi lasciare a chi legge? “Vorrei dire soprattutto una cosa: non permettere agli altri di stabilire quanto vali sulla base di ciò che ti manca. Viviamo in una società che corre continuamente alla ricerca della perfezione. Ma la vita vera non è perfetta. La vita è fatta di cadute, cicatrici, paure, tentativi, porte chiuse e ripartenze. E non bisogna vergognarsene.

Non dico che basta crederci perché magicamente tutto diventi possibile. Dico però che vale sempre la pena provare a capire fin dove possiamo arrivare prima di dichiararci sconfitti.”

Hai un rituale, un’abitudine o un luogo che ti aiuta a ricaricarti? “Assolutamente sì: lo sport. Allenarmi significa mettere ordine nella testa. Correre, muovermi, entrare in palestra e concentrarmi sul mio corpo mi permette di spegnere per un momento tutto il rumore esterno. Ci sono momenti nei quali non servono grandi discorsi.

Servono un paio di scarpe, un po’ di musica e la possibilità di stare con se stessi. Anche il mio Salento, le persone che amo e i momenti semplici hanno questo potere. Ho imparato che ricaricarsi non significa necessariamente andare lontano. A volte significa semplicemente tornare dove riesci a essere te stesso.”

Quali sono stati i momenti di maggiore forza e rinascita? “Uno dei più importanti è stato sicuramente quando ho iniziato a comprendere che lo sport poteva diventare uno strumento di rinascita.

Lo sport mi ha insegnato una cosa fondamentale: non devi necessariamente essere migliore degli altri. Devi cercare di diventare migliore rispetto alla persona che eri ieri.

Un’altra rinascita enorme è stata lo studio. Arrivare alla laurea in Scienze Motorie ha avuto per me un significato che va molto oltre un titolo universitario. E poi naturalmente il libro. Vedere “Quando meno diventa più” diventare qualcosa di reale, incontrare le persone durante le presentazioni, ascoltare chi mi racconta di essersi riconosciuto in una pagina o in una frase significa dare un senso ancora più grande a quello che ho vissuto.

E il progetto non si ferma alle parole: il libro è legato anche alla solidarietà, perché il suo ricavato sostiene un progetto dedicato ai bambini. Per me questa è forse la forma più bella del “meno che diventa più”: trasformare qualcosa che hai vissuto sulla tua pelle in qualcosa che possa aiutare qualcun altro.”

E i momenti di maggiore sconforto? Ce ne sono stati. Non voglio raccontare una vita costruita soltanto sulle vittorie, perché sarebbe falsa. Ci sono stati momenti nei quali mi sono sentito diverso, momenti in cui mi sono chiesto perché alcune cose dovessero essere più complicate, periodi nei quali guardare avanti era molto più difficile.

In particolare, gli ultimi sei anni hanno rappresentato un periodo molto difficile della mia vita, durante il quale ho attraversato la depressione. Sono stati anni nei quali ho conosciuto una parte di me fragile, fatta anche di silenzi, paure e momenti nei quali ritrovare entusiasmo e motivazione non era semplice. In quel periodo la mia famiglia è stata fondamentale. Ma, oltre alla mia famiglia, c’è stata una persona che più di tutte mi faceva piacere avere accanto: Ivan Mancarella.

E ci sono state anche assenze importanti. Quando perdi persone che ami profondamente, non “superi” semplicemente quel dolore. Impari lentamente a portarlo con te. Ho capito però una cosa: essere forti non significa non crollare mai. La forza vera è concedersi anche di essere fragili e, quando arriva il momento, trovare una ragione per rialzarsi.”

C’è qualcuno che desideri ringraziare? ” “Tantissime persone. Prima di tutto la mia famiglia, perché dietro ogni mio traguardo ci sono sacrifici, preoccupazioni, incoraggiamenti e una presenza che spesso non si vede nelle fotografie. Ringrazio chi mi ha accompagnato durante la crescita, chi ha creduto in me nello sport, nello studio e nei miei progetti.

E poi voglio dedicare un ringraziamento particolare a una persona: Ivan Mancarella.

Io e Ivan siamo amici da quando avevamo 6 anni. Andavamo a nuotare insieme ed è proprio da bambini che è iniziato un rapporto che oggi, a 25 anni, significa 19 anni di amicizia vera, sincera e leale. Anzi, definirlo semplicemente “amico” per me sarebbe riduttivo.

Ivan è il fratello che non ho mai avuto.

Abbiamo attraversato insieme tantissime fasi della vita. Siamo cresciuti, siamo cambiati, abbiamo preso strade e vissuto esperienze diverse, ma il nostro rapporto è rimasto. E soprattutto negli ultimi sei anni, durante il periodo della depressione, quando non sempre era semplice spiegare ciò che provavo, oltre alla mia famiglia lui era la persona che mi faceva piacere avere accanto.

A volte non servono persone che abbiano la soluzione ai tuoi problemi. Servono persone delle quali conosci la sincerità, che sai essere lì senza secondi fini e davanti alle quali puoi semplicemente essere te stesso. Per me Ivan è stato ed è questo.

Diciannove anni non sono soltanto un numero. Sono una parte della nostra vita trascorsa insieme. E se oggi penso alla parola amicizia, inevitabilmente penso anche a lui.

Ringrazio poi tutti gli amici veri: quelli che non hanno avuto bisogno di trattarmi diversamente, quelli che sono rimasti nei momenti belli ma soprattutto quando essere presenti era più difficile.

Ringrazio tutte le persone incontrate attraverso il libro, lo sport e il mio percorso.

E un pensiero particolare va anche a chi oggi non c’è più, perché certe persone continuano a vivere nel nostro modo di pensare, nelle scelte che facciamo e nella forza che troviamo quando crediamo di non averne.

Alla fine, però, forse devo ringraziare anche quel Davide che tante volte ha avuto paura. Il bambino, il ragazzo, l’uomo che qualche volta avrebbe voluto mollare e invece, in qualche maniera, è rimasto lì. Perché oggi posso guardarmi indietro e dire: non ho trasformato ogni limite in una vittoria. Ho fatto qualcosa di più importante: ho imparato a non lasciare che un limite decidesse chi dovessi diventare.

Ed è esattamente qui che, per me, il meno diventa più.”

Ilaria Bracciale
Ilaria Bracciale
"La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento d’anima."
- Henri Bergson
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