Gallipoli, estate 1895. Una pagina poco conosciuta della storia culturale salentina riporta sulle coste ioniche del Salento Gabriele d’Annunzio, il poeta che avrebbe lasciato un’impronta profonda nella letteratura italiana tra Ottocento e Novecento. Un viaggio per mare, un gruppo di amici, uno yacht elegante e una città bianca affacciata su acque luminose: sono gli ingredienti di una vicenda che lega Gallipoli alla vita e agli scritti del Vate.
D’Annunzio arrivò nella città ionica il 28 luglio 1895, durante una crociera a bordo del Fantasia, imbarcazione organizzata per il viaggio dall’amico Edoardo Scarfoglio. Con lui c’erano il francese Georges Hérelle, suo traduttore, e altri compagni di viaggio. Un soggiorno che, seppure breve, trovò spazio nelle annotazioni del poeta, restituendoci uno sguardo prezioso sulla Gallipoli di fine Ottocento.
È proprio questo il valore locale della vicenda: il Salento non fu soltanto una terra attraversata dal poeta, ma un paesaggio capace di suscitare impressioni, immagini e suggestioni destinate a rimanere nei suoi taccuini.
Dalla stazione al porto, d’Annunzio osservò il territorio salentino, le distese di vigneti, gli ulivi contorti e le case chiare che punteggiavano il paesaggio. Un ambiente diverso da quello abruzzese al quale era legato, ma altrettanto ricco di elementi naturali e architettonici capaci di colpire la sua sensibilità estetica.
Nei suoi appunti del 28 luglio descrisse Gallipoli come una città «tutta bianca sotto il sole», paragonandola a un centro arabo della costa africana. Un’immagine che restituisce l’intensità della luce mediterranea e il carattere particolare dell’abitato antico, raccolto sulla penisola circondata dal mare.
Il poeta raggiunse quindi il porto, dove lo attendeva la baleniera dello yacht Fantasia. La vita di bordo, tuttavia, non si rivelò immediatamente facile. Abituato alle comodità e a una quotidianità domestica, d’Annunzio annotò le prime sensazioni di disagio, mentre il ricordo della donna amata continuava ad accompagnarlo durante il viaggio.
Eppure, tra nostalgie personali e malesseri provocati dal mare, la bellezza di Gallipoli riuscì a conquistare uno spazio significativo nelle sue riflessioni.
Nelle annotazioni dei giorni successivi compaiono il porto illuminato dalla luna, il mare calmo, il faro sull’isola di Sant’Andrea e le prime esperienze della vita a bordo. Sono immagini che restituiscono uno spaccato della città alla fine del XIX secolo, quando il porto rappresentava un punto essenziale della vita economica e sociale gallipolina.
Particolarmente suggestiva è la descrizione conclusiva affidata ai suoi taccuini. Gallipoli diventa una «città di gioia», una gemma affacciata sul mare, con le sue case bianche strette nell’anello delle antiche mura e i monumenti che ne arricchiscono il patrimonio artistico.
Parole che oggi assumono un significato particolare per il Salento, terra che custodisce testimonianze storiche, architettoniche e paesaggistiche spesso capaci di dialogare con le pagine dei grandi autori della letteratura italiana.
Il viaggio, però, non proseguì come previsto. Il malessere e la nostalgia spinsero d’Annunzio ad abbandonare la crociera. Il 18 agosto lasciò il gruppo e si diresse verso Napoli, per poi raggiungere Francavilla al Mare, dove avrebbe ripreso il proprio lavoro letterario.
La permanenza a Gallipoli fu dunque soltanto una breve parentesi, ma le sue annotazioni offrono ancora oggi un documento di interesse per la storia culturale del territorio.
Riscoprire questo episodio significa restituire alla memoria collettiva salentina una pagina nella quale letteratura, paesaggio e storia locale si incontrano. Significa anche riconoscere nei taccuini di un grande scrittore una testimonianza da approfondire, valorizzare e divulgare, affinché il passaggio di d’Annunzio non rimanga una semplice curiosità biografica, ma diventi occasione per raccontare Gallipoli e il Salento attraverso gli occhi di uno dei protagonisti della cultura italiana.
















