“Betta vive, brilla lassù”. Il seme di Benedetta continuerà a dare frutti

Non è facile trovare le parole in circostanze come questa.

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Chi fa il cronista è abituato a raccontare, a cercare le parole giuste, a mettere ordine nei fatti. Ma anche il cronista ha un cuore e un’anima. E ci sono momenti in cui le parole si fermano davanti alle lacrime. Questo è uno di quei momenti.

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Perché raccontare Benedetta significa entrare, con rispetto, nel dolore di una famiglia e di una comunità che oggi piange una ragazza di appena diciassette anni.

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Sugli striscioni preparati dai suoi amici c’erano poche parole, ma dentro quelle parole c’era tutto:

“Betta vive – Brilla lassù”.

Questo pomeriggio Squinzano si è stretta attorno a Benedetta, a quindici giorni dalla sua scomparsa.

C’erano la mamma Daniela, il papà Vittorio, Alessio, gli amici di sempre, il sindaco Mario Pede, don Alessandro Scevola e tantissime persone.

Ma oggi non vogliamo raccontare soltanto la tragedia. Vogliamo parlare di Benedetta.

Di quella ragazza semplice e riservata, capace di farsi voler bene senza fare rumore. Del suo sorriso, della sua generosità, della sua gioia, della sua voglia di vivere. Di quelle parole e di quei silenzi che chi le voleva bene aveva imparato ad ascoltare.

E oggi, forse, acquistano un significato ancora più profondo le parole del Libro della Sapienza lette da don Alessandro:

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.”

Agli occhi degli uomini la loro partenza può sembrare una sciagura, una rovina. Ma, dice la Sapienza, “essi sono nella pace” e “nel giorno del loro giudizio risplenderanno come scintille”.

È una parola di fede. Una parola di speranza.

E sembra quasi incontrare quelle parole degli amici:

“Betta vive, brilla lassù”.

Alessio ha raccontato Benedetta come una persona rara, dalla dolcezza immensa, dal cuore sincero e dal sorriso capace di rendere più bello ogni momento. E ha detto una frase che forse racchiude tutto:

“Ho avuto la fortuna di amarla”.

La fortuna di averla conosciuta.

Benedetta ha lasciato un seme: amicizia, gentilezza, sorrisi, affetto. Ora quel seme è nelle mani di chi resta.

E soprattutto nelle mani della sua famiglia.

Possiamo immaginare Benedetta da lassù mentre guarda Daniela, Vittorio e il fratellino Giorgio. E, nella fede, immaginare che il suo desiderio sia quello di vederli ancora sorridere, tornare lentamente ad amare la vita, senza sentirsi in colpa per la felicità.

Perché sorridere non significherà dimenticarla.

Significherà portarla con sé.

E forse sarà proprio la fede a dare loro la forza di attraversare questo dolore. La fede che Benedetta sia nella pace, che continui ad accompagnarli e che, da lassù, possa guidare i passi di chi ama.

A chi oggi sente il vuoto della sua assenza vorrei dire una sola cosa: vivete.

Vivete con più amore, più coraggio, più gentilezza.

Se Benedetta amava la gioia, cercate la gioia. Se amava l’amicizia, siate amici. Se sapeva regalare un sorriso, regalate sorrisi.

Non per dimenticarla: per renderla felice.

Perché il modo più bello di ricordare chi abbiamo amato non è smettere di piangere. È riuscire, lentamente, a tornare a sorridere.

E quando il dolore sarà troppo forte, basterà forse guardare in alto e chiedersi:

“Se Betta fosse qui, cosa vorrebbe che facessi?”

La risposta, forse, sarà sempre la stessa: vivere.

Perché alcune persone non se ne vanno mai completamente. Restano nei gesti di chi le ha amate, negli occhi di una madre, nel cuore di un padre, nella crescita di un fratellino, nei ricordi degli amici.

Restano soprattutto in ciò che hanno lasciato.

“Betta vive, brilla lassù”.

Sì, Betta vive: brilla lassù.

Ma quella luce ha bisogno di continuare a brillare anche quaggiù.

Dentro Daniela. Dentro Vittorio. Dentro Giorgio. Dentro Alessio. Dentro i suoi amici.

Ogni volta che qualcuno sceglierà di vivere con più amore, più coraggio e più gentilezza, lì ci sarà un po’ di Benedetta.

E forse è proprio questo il modo più bello per onorare la sua memoria.

Perché Benedetta aveva soltanto diciassette anni ma aveva già seminato abbastanza perché il suo ricordo possa continuare a dare frutti per tutta una vita.

Betta vive. Betta brilla.
E continuerà a farlo, lassù e dentro tutti noi.

Roberto Schipa
Roberto Schipa
"È la stampa bellezza, la stampa e tu non ci puoi far niente, niente".
(Dal Film L’ultima minaccia - New York 1952)
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