Salento: “lu sule, lu mare, lu ientu”.
Ma non per chi è nato qui ed è stato costretto ad andare via. Per loro è memoria, nostalgia, casa.
Oggi, 1° settembre, giorno di valigie e ritorni, raccontiamo la storia di Antonio Cotardo.
«Un albero, per quanto possente possa essere, quando perde le foglie, le vede cadere sempre lì, alle sue radici».
È così che Antonio definisce il legame con la sua città, Squinzano.
Per iniziare, vi presentiamo, cari lettori di Totem Giornale, Antonio Cotardo: nato nel 1960 a San Pietro Vernotico e cresciuto a Squinzano. A metà gennaio dell’81 ha impacchettato la sua vita ed è partito per il Nord.
Milano è stato un salto nel vuoto. Appena arrivato, Antonio si sente piccolo piccolo e la tentazione di tornare a casa è fortissima.
Ma resta, resiste e si rimbocca le maniche.
Negli anni costruisce una carriera di altissimo livello nel settore sanitario. Diventa prima responsabile infermieristico, coordinando diverse unità operative, e poi responsabile assicurazioni qualità (RAQ) di un’azienda ospedaliera di Milano.
Tanti e tanti anni fa ha salutato la sua città, ma Squinzano non ha mai smesso di vivere dentro di lui. Tra le nebbie del Nord, ha portato con sé l’arte della cartapesta.
Una passione nata quando aveva appena dieci anni. In paese, chiuse le scuole per l’estate, i ragazzi si disperdono tra i vicoli per imparare un mestiere: chi dal fabbro, chi dal barbiere, chi dal sarto.
Antonio trascorre i caldi pomeriggi estivi nella bottega di Carmelo Caroppo, per tutti Don Carmelo, ebanista e restauratore. Guardare il mondo con occhi diversi, scovare la bellezza in ogni cosa, anche nelle più piccole: è questo che Don Carmelo insegna ad Antonio.
Così il bambino esce dalla bottega e cammina verso Piazza Plebiscito: all’edicola Valzano ritira il rivestimento dei giornali, i fogli che daranno forma al grande presepe in cartapesta. Un’opera destinata al concorso anonimo del 13 dicembre in Piazza Sant’Oronzo a Lecce.
Per Antonio l’arte diventa la sua risposta alla vita. Inizialmente combatte la solitudine milanese dipingendo. Pennelli, colori e tele diventano la sua più sincera compagnia, i suoi unici amici.

Poi la vita si colora, Antonio ritrova la serenità e nasce in lui la voglia di far conoscere la sua arte e, di conseguenza, la sua terra in Lombardia. Il primo presepe, realizzato sotto una campana di vetro, arriva al terzo posto in un concorso milanese.

Da quel primo presepe non si è più fermato. Ogni anno, in occasione del Natale, crea imponenti luminarie salentine alte fino a dodici metri. Porta così il suo Sud nel suo angolo del Nord: la sua terrazza.

Abbiamo ripercorso la storia di Antonio Cotardo: un artista, un uomo che non smetterà mai di amare la sua città, Squinzano.
Antonio ci saluta così: «Fissare nel tempo i frammenti della vita è quello che la fantasia crea, ed è ciò che mi propongo e realizzo, dando ed esprimendo le mie emozioni».
















