Ciao Nonno,
sono Nicole, la tua nipotina di soli cinque anni, la bambina dai capelli lunghi lunghi che tu, amorevolmente e pazientemente, pettinavi e asciugavi.
Mi prendi per mano e mi accompagni verso la scoperta del mondo: il nostro ristorante, Il Parco degli Ulivi. Salgo e scendo quegli alti alti muretti del giardino senza alcuna paura, perché mi giro e vedo te.
Sai Nonno, quello che era il tuo mondo oggi è anche il mio: insieme a papà Diego e alla ragazza “tutta capelli”, mia madre Emanuela, porto avanti una sala ricevimenti. Mi chiedo spesso se tu, da lassù, sia orgoglioso di me e, soprattutto, mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se vent’anni fa non fossi volato via.
Il mio frutto preferito è l’albicocca perché tu, Nonno, mi portavi cesti pieni pieni di albicocche morbide morbide, proprio come piacevano a me. Perché non sei più qui con me? Perché non possiamo mangiare insieme le tue albicocche?
Per l’Epifania scelgo le befane più grandi e più goffe da regalare a mia sorella Greta, perché so che tu avresti scelto per noi esattamente quelle. Greta ti piacerebbe: è uguale a papà e, inevitabilmente, somiglia tanto anche a te.
Ed io, Nonno? Nonna Rosa, la tua amata moglie, dice che ho il tuo stesso carattere e che tu saresti stato fiero di me. È così, Nonno? Ti rendo orgoglioso di me da lassù?
Questa devo raccontartela: io ho ancora i brividi e credo che la tua mano, ancora una volta, abbia afferrato la mia.
Ieri, nel giorno dell’anniversario della tua scomparsa, la società Squinzano Calcio 1913 ha inaugurato la sala stampa che porta il tuo nome: Angelo Paticchio.
Sai Nonno, per me è stato un momento difficile da spiegare a parole. Tu non sei stato soltanto un grande portiere, uno dei calciatori che più di ogni altro ha portato in alto il nome della nostra città. Tu sei stato un esempio per tutti: un giocatore modello, un uomo corretto, una persona stimata e amata da chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti.
Il tuo valore non era racchiuso soltanto nelle parate, nelle vittorie o nei risultati ottenuti sul campo. Era nel tuo modo di essere, nella tua umiltà, nella tua passione e nel rispetto che hai sempre dimostrato verso gli altri.
È da pelle d’oca pensare che proprio quest’anno ho intrapreso la strada del giornalismo. E tu ci credi nel destino, Nonno?
Per l’occasione la sala era piena piena di gente, di quelle persone che per te erano amici, fratelli. Persone che dopo vent’anni continuano a parlare di te con lo stesso affetto e con lo stesso orgoglio. Ma tu già lo sai: eri lì con noi.
Tuo nipote Stefano ha raccontato che nei momenti più difficili della squadra sente la tua presenza scendere in campo per guidarli alla vittoria.
La tua assenza non ha lasciato un vuoto: ha lasciato forza, passione e un esempio che continua a vivere.
Le parole di Beppe Longo e Giuseppe Palaia hanno inevitabilmente fatto scendere sul mio volto le lacrime, ma erano lacrime di gioia e di vanto. Giuseppe, proprio come me, si è chiesto perché tu sia dovuto andare via così presto, soffrendo per la perdita di un amico con cui aveva condiviso il bello ma anche il brutto di questa vita.
E Beppe Longo ha detto una cosa che mi è rimasta dentro: nel mondo c’è chi fa la storia e c’è chi la scrive.
Ecco, Nonno: tu hai fatto la storia, ed io proverò a scriverla.
Il sindaco Mario Pede, Don Alessandro e il presidente Gino Cocciolo hanno delicatamente toccato il mio cuore, facendomi scoprire ancora un altro lato di te.
Un mito come Angelo Paticchio non deve appartenere soltanto al ricordo di chi lo ha vissuto, ma deve essere conosciuto e continuare a vivere anche nel presente di chi oggi non ha avuto la fortuna di incontrarti.
Nonno, ho scritto queste parole come un fiume in piena. Spero di essere stata all’altezza di quella che era, è e sarà sempre la tua grandezza.
Io e papà abbiamo ringraziato, e continueremo a farlo, tutti coloro che ancora oggi, dopo vent’anni, portano in alto il tuo nome.
Il nostro nome.
Ti voglio bene,
Nicole


















