Ci sono incontri capaci di ridefinire un’intera esistenza, e lo dimostra quello tra Angela De Venere e il sorriso di Matteo Farina. È da qui che prende vita il saggio “Matteo Farina. Grazie Infinite”. Pagina dopo pagina, non solo ho dolcemente abbracciato l’autrice e il suo protagonista, ma ho anche riscoperto in me una forza capace di interrogare la mia stessa anima.
Chi è Matteo Farina? “Pronto per il Cielo a soli 19 anni”, “come cireneo silenzioso e coraggioso”. Queste le parole dettate dal cuore di Angela De Venere. Un inno alla vita, aggiungerei io.
Ho avuto la fortuna di intervistare la scrittrice e desidero che sia proprio la sua voce a prendervi per mano e a condurvi in questo meraviglioso viaggio dello spirito.
Per far conoscere l’autrice ai lettori di Totem Giornale prima ancora della sua opera, vorrei fare un salto dietro le quinte della tua vita: chi è Angela De Venere? Da dove nasce l’amore per la teologia? Perché hai sentito il bisogno di prendere la ‘penna in mano’ e servire il Signore attraverso la scrittura?
«Intanto, carissima Nicole, desidero ringraziarti di vero cuore per il tuo garbo e la tua gentilezza, includendo nel mio ringraziamento anche la Redazione e la Direzione di Totem Giornale.
Sono una persona semplice e cordiale, di 57 anni appena compiuti. Ho trascorso la mia adolescenza sui libri di scuola, come anche la mia giovinezza e la mia età matura. Sì, ho amato tanto istruirmi e imparare, sempre di più, secondo le inclinazioni del mio animo e della mia mente, che ha sempre preferito la letteratura e la filosofia, con una particolare simpatia anche verso la lingua inglese e spagnola.
L’amore per la teologia ha radici molto più profonde, che si intrecciano con la mia infanzia: il catechismo, la scuola elementare, dove ho avuto la fortuna di essere formata e guidata da insegnanti che non potevano iniziare la giornata senza rivolgere a Dio, alla Santa Vergine e ai Santi, venerati da tutti, la preghiera e un canto di lode.
Anche la scuola media inferiore è stata fondamentale per la mia vita di studentessa e oltre, perché i miei docenti hanno davvero costruito delle basi solidissime, indistruttibili, di cui ora non posso fare a meno.
Il liceo classico è stato molto duro e faticoso, ma ricchissimo di soddisfazioni.
Ho conseguito la laurea in Lettere nel 2002, ma il “sogno scolastico” non corrispondeva esattamente alle mie aspirazioni, era soltanto un percorso che “dovevo fare”.
E così, nel 2014, decido di cambiare strada, lascio l’insegnamento, perché mi imbatto felicemente in quello che è il mio lavoro attuale: scrivere per una Casa Editrice.
Comincio come correttore di bozze e revisore di scritti letterari e teologici. Ecco che ricompare la teologia, perché, nel frattempo, studio Scienze Religiose e conseguo il Baccalaureato.
In seguito, il mio ruolo diventa quello di autrice e promotrice di narrazioni agiografiche, la cui primizia è proprio il libro “Matteo Farina. Grazie infinite”.»
Prima di entrare nel vivo delle pagine del libro, vorrei riprendere ciò che hai rivelato lo scorso 13 aprile durante l’intervista per “Verso gli altari”. Mi piacerebbe che raccontassi del tuo primo ‘incontro’ con il Venerabile Matteo Farina, avvenuto nel 2016, a 7 anni dalla sua scomparsa.
«Sì, “Verso gli Altari”, il programma settimanale di Padre Pio TV, riguardante le storie di santità in cammino per il riconoscimento ufficiale, mi ha dato la possibilità di presentare il libro ad un pubblico vastissimo, e ne sono stata molto felice e onorata.
In quel contesto, racconto che la prima immagine di Matteo, e quindi il mio primo incontro con lui, avviene “sul web”, in seguito ad una iniziativa pastorale (vedi, a volte, come un semplice gioco può arrivare a generare una concatenazione di bene, distogliendo da altro…), che invitava le fasce giovanili o, comunque, i frequentatori abituali delle piattaforme di messaggistica, a sostituire la propria immagine del profilo con quella di un santo, e, possibilmente, di variare ogni giorno, fino alla Solennità di Ognissanti, quindi una proposta che partiva dalla metà di ottobre.
Non conoscevo Matteo, ma il suo sorriso ha subito catturato la mia attenzione, perché era il sorriso di una persona vincente, che ha capito perfettamente dove sia la vera gioia.»
Nell’ultima pagina della prefazione sveli il significato del titolo. Ma al di là del bellissimo gioco di parole, qual è il ‘grazie’ più grande che personalmente senti di dovere a Matteo Farina?
«Sai, Nicole, la vita di Matteo ha profondamente sconvolto la mia interiorità, perché mai avevo letto e conosciuto una storia del genere, e per questo gli devo “grazie infinite”… lui ha illuminato la mia vita di una luce nuova, ancora non sperimentata, ha aperto una via attraversata finora solo teoricamente da me, ma vissuta, invece, appieno da lui: quella dell’abbandono totale e sereno alla Volontà di Dio.
Questa è la santità.
Io desidero con tutte le mie forze che venga riconosciuta, al più presto: la vicenda di Matteo è intrisa di sofferenza offerta per amore, è un martirio d’amore.
Quanto mi ha donato, quanta ricchezza ho ricevuto, tesori inestimabili!»
Nel primo capitolo riporti il versetto di Luca: “Chi non porta la croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”. Matteo Farina ha portato la sua croce: un tumore al cervello. In un’epoca in cui si tende a fuggire da ogni forma di sofferenza e a rifiutare i fardelli della vita, in che modo Matteo può risultare un modello da imitare?
«Matteo è un faro gigantesco, non è facile imitarlo, sono meteore che passano ogni tanto, secondo i tempi del Cielo…
Il suo Calvario inizia a 13 anni e si compie a 18 e mezzo, prima degli esami di maturità, perché maturo era già, come gli acini delle nostre viti in ottobre, risplendenti di bellezza!
In che modo può risultare un modello da imitare? Anzitutto, nell’amore al dovere quotidiano; nel coltivare l’amicizia come dono; nel non isolarsi con i media, ma preferire il dialogo e l’incontro fraterno; nel considerare la preghiera un vero respiro dell’anima, non un peso da portare con tristezza. Tutto questo può avvicinare un giovane a Matteo e dare la forza di trarre giovamento per una esistenza non più vuota o sterile, ma colma di frutti buoni e gustosi per sé e per gli altri.»
Matteo Farina scriveva: “Per quanto mi riguarda spero di riuscire a realizzare la mia missione di “Infiltrato” tra i giovani, parlando loro di Dio”. Con questo saggio intendi proseguire la sua stessa missione?
«Se ti riferisci alla letteratura agiografica, certamente, perché la vita dei Santi è di per sé strumento di evangelizzazione, quindi continuerò ad occuparmi di questo settore editoriale.
Se, invece, intendi richiamare il suo modo da “infiltrato” tra i giovani, attraverso il quale attirarli a Dio tramite le loro passioni, come la musica o lo sport, ti rispondo positivamente anche qui.
Matteo aveva fondato un gruppo musicale, i “No Name”, composto dai suoi amici che formavano la “band”, di cui lui era la voce solista, pur essendo musicista poliedrico.
Anch’io, come lui, intendo avvalermi della musica come linguaggio universale di lode e di ringraziamento al Creatore, di francescana memoria.
Concludo con un invito caloroso a leggere il libro, nel quale si potranno trovare numerosi spunti di riflessione e di meditazione personale.
Grazie ancora a te, Nicole, e a presto!»
















