Un pomeriggio con il dottor Sisinni: quando la memoria e la cultura diventano una ricchezza

Sono andato a trovarlo e, ancora una volta, mi sono trovato davanti a un uomo dalla mente lucidissima, dalla memoria straordinaria e da una cultura che sembra non avere confini.

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Ieri pomeriggio sono andato a trovare il dottor Salvatore Sisinni.

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Lo conosco da tantissimi anni e, proprio per questo, la persona che ho trovato non mi ha sorpreso. Sapevo già di incontrare un uomo dalla conversazione ricca, dalla memoria formidabile, dalla cultura vasta e dalla grande capacità di affrontare gli argomenti più diversi.

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Eppure, ogni volta che mi capita di trascorrere un po’ di tempo con lui, finisco per rimanerne affascinato.

Non tanto per quello che ha fatto nella sua lunga vita professionale, né soltanto per i tanti libri che ha scritto. A colpirmi è soprattutto la persona.

A 86 anni, dopo aver attraversato anche recentemente qualche momento difficile sul piano della salute, l’ho ritrovato in grande forma. Lucido, attento, presente. Ma soprattutto desideroso di parlare, di raccontare, di ricordare, di confrontarsi.

Ed è proprio ascoltandolo che ci si rende conto di trovarsi davanti a una memoria davvero fuori dal comune.

Il dottor Sisinni riesce a ricordare fatti accaduti molti anni fa con una precisione sorprendente. Ricorda persone, situazioni, avvenimenti, particolari che il tempo sembrerebbe aver dovuto cancellare. Ma ciò che più mi affascina non è soltanto la quantità dei suoi ricordi.

È il modo in cui li elabora.

Non si limita a raccontare ciò che è accaduto. Cerca di comprenderlo, di collocarlo nel tempo, di metterlo in relazione con ciò che è successo dopo. E lo fa con una compostezza e un equilibrio che mi hanno sempre colpito.

È come se la memoria, nel suo caso, non fosse semplicemente un archivio nel quale andare a cercare il passato, ma uno strumento per leggere anche il presente.

Abbiamo parlato di tante cose, come inevitabilmente accade quando si conversa con lui. Politica, società, cultura, sanità, storia. E su ogni argomento emerge quella che considero una delle sue qualità più belle: la preparazione.

Sisinni conosce, studia, ricorda. Ma soprattutto riflette.

Ha le sue idee e non le nasconde. È schietto, trasparente, talvolta anche molto netto nelle sue posizioni. Ma questa fermezza non cancella mai l’educazione e la compostezza con cui si esprime. Anche quando affronta temi sui quali il confronto può diventare acceso, mantiene una misura che oggi non è così facile incontrare.

È una persona che non ha bisogno di alzare la voce per far capire ciò che pensa.

E forse è proprio questa combinazione tra fermezza e educazione, tra cultura e semplicità del parlare, tra memoria e capacità di riflettere, a rendere così piacevole stare ad ascoltarlo.

Il dottor Sisinni è stato medico, neurologo, psichiatra, primario ospedaliero. Ha dedicato una parte importante della sua vita alla professione e un’altra al volontariato. Ma da molti anni ha trovato nella scrittura una compagna inseparabile.

Scrive tantissimo.

Ha pubblicato numerosissimi libri, articoli, lettere, riflessioni. E continua a farlo. Le sue giornate sono ancora profondamente legate alla scrittura, quasi che mettere sulla carta pensieri, ricordi e considerazioni sia diventato un modo naturale di vivere.

Il suo ultimo libro, “Non mollare – Un cervello in fuga. L’irresistibile voglia di riscatto di uno studente salentino”, è arrivato anche a me oggi, come un dono.

Ma non è del libro che voglio parlare. Del libro parlerò dopo averlo letto.

Quello che oggi mi ha colpito, ancora una volta, è l’uomo che lo ha scritto.

Mi ha colpito la sua lucidità, la memoria, la cultura. Mi ha colpito la capacità di passare da un argomento all’altro senza mai perdere il filo. Mi ha colpito la sua compostezza, la sua educazione, la sua schiettezza.

E poi c’è stato un piccolo particolare, apparentemente semplice, che invece mi ha colpito profondamente.

Quando abbiamo deciso di scattare la fotografia che accompagnerà questo mio articolo, il dottor Sisinni ha voluto che nell’inquadratura comparisse anche una fotografia alle nostre spalle. In quella fotografia c’era Anna, la sua adorata moglie.

Ci teneva che ci fosse.

E io ho pensato che non fosse un caso.

Ho conosciuto, anche attraverso le sue parole e il modo in cui ne ha sempre parlato, quanto grande fosse l’amore che provava per Anna. Un amore che, nel loro lunghissimo cammino insieme, aveva assunto qualcosa di più profondo della semplice condivisione della vita: erano quasi una cosa sola, legati da una complicità e da una vicinanza che il tempo non aveva scalfito.

Un amore durato tantissimi anni, attraversato dalle gioie e dalle difficoltà, dalle stagioni felici e da quelle più dolorose. Eppure nemmeno le prove che la vita, una dopo l’altra, aveva messo davanti a loro erano riuscite a spezzare quel legame.

Anzi, forse proprio le difficoltà avevano reso ancora più evidente quanto fosse profondo.

Oggi, leggendo ciò che Totino ha scritto, ho ritrovato ancora una volta quella stessa presenza.

Domani, 14 agosto, ricorre infatti il settimo anniversario della scomparsa di Anna Maggio. E nel suo messaggio agli amici, il dottor Sisinni ha chiesto semplicemente una preghiera per lei, affinché continui a proteggerlo, a guidarlo e a fargli compagnia dalla Casa celeste del Padre.

Sono parole che mi hanno colpito.

Perché raccontano qualcosa che va oltre il dolore della perdita. Raccontano la continuità di un legame.

Anna non è più fisicamente accanto a lui, ma è evidente che continua ad esserlo nella sua memoria, nei suoi pensieri, nei suoi ricordi e, probabilmente, in una parte importante di ciò che ancora oggi lo sostiene.

Nel suo messaggio, Totino ha ricordato anche le loro nozze d’oro, celebrate il 16 settembre 2018, e alcuni versi che le aveva dedicato allora, quando Anna era già minata dalla grave malattia che l’aveva colpita.

E proprio pensando a tutto questo, quel gesto di volerla nella fotografia alle nostre spalle assume oggi un significato ancora più forte.

Mentre noi parlavamo, lei era lì, alle nostre spalle.

E per un momento ho avuto quasi la sensazione che partecipasse anche lei alla nostra conversazione. Come se il dottor Sisinni, attraverso quella fotografia, avesse voluto che Anna fosse ancora una volta accanto a lui, presente in un momento che per lui aveva un significato.

È stato un gesto semplice, ma di una tenerezza straordinaria.

E forse racconta di Sisinni più di tante parole: dietro l’uomo di cultura, il medico, lo scrittore, il polemista, c’è anche un uomo profondamente legato ai propri affetti e alla propria storia.

E c’è un uomo che, a distanza di sette anni, continua a parlare della propria moglie con lo stesso sentimento con cui ne parlava quando era accanto a lui.

Forse è questo il senso più autentico della memoria: non soltanto ricordare chi non c’è più, ma continuare a sentirne la presenza dentro la propria vita.

Conosco il dottor Sisinni da tanti anni e quindi non posso dire di essere rimasto sorpreso dall’incontro di oggi. Ma posso dire di esserne uscito, ancora una volta, arricchito.

Perché alcune persone hanno una storia da raccontare.

Altre, invece, sono esse stesse una storia.

Salvatore Sisinni appartiene, a mio avviso, a questa seconda categoria.

Nella sua memoria ci sono decenni di vita, di professione, di incontri, di letture, di esperienze. Nella sua scrittura c’è il desiderio di non disperdere tutto questo patrimonio. E nella sua conversazione c’è ancora la voglia di condividerlo.

Forse è questa la cosa che più mi affascina di lui: nonostante gli anni, non ha smesso di interrogarsi sul mondo.

Continua a osservare, a ricordare, a riflettere, a prendere posizione.

E soprattutto continua a scrivere.

Come se il tempo, con lui, avesse fatto un patto: può portargli via qualche anno, qualche energia, qualche certezza, ma non la voglia di pensare.

E finché la mente resterà così lucida e la penna continuerà a seguirla, sono certo che il dottor Sisinni avrà ancora molto da raccontarci.

Roberto Schipa
Roberto Schipa
"È la stampa bellezza, la stampa e tu non ci puoi far niente, niente".
(Dal Film L’ultima minaccia - New York 1952)
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