Marino Luggeri, partigiano di Squinzano: una storia di coraggio e memoria

Si è svolto ieri a Squinzano, presso il “Museo dell’Olio e del Vino” in Piazza Plebiscito, l’incontro dedicato alla presentazione del libro di Pati Luceri sui partigiani e i patrioti salentini, organizzato da “Arci Lecce Solidarietà”.

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Un momento di grande partecipazione e memoria, arricchito dalla testimonianza di Michela Luggeri e del marito Umberto Ippolito, grazie ai quali abbiamo potuto conoscere da vicino la storia di uno dei trenta squinzanesi che presero parte alla Resistenza: Marino Luggeri.

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A guidarci in questo racconto toccante è stata l’assessore alla cultura Eleanna Bello, che nei giorni precedenti ha voluto incontrare personalmente i familiari, contribuendo con sensibilità e attenzione alla ricostruzione di questa vicenda umana.

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Ci sono storie che non fanno rumore, ma che custodiscono dentro di sé il peso della storia. Quella di Marino Luggeri è una di queste.

Marino nasce a Squinzano il 23 aprile 1920, in una famiglia di contadini. È il maggiore di sette fratelli, e su di lui grava fin da giovane un senso di responsabilità profondo e silenzioso. La sua è una vita fatta di lavoro nei campi, sacrifici e legami forti.

Poi arriva il tempo in cui essere giovani significava partire, lasciare tutto, affrontare qualcosa di più grande di sé.

Dopo l’8 settembre 1943, mentre tutto sembra crollare e molti soldati italiani restano senza ordini, Marino compie una scelta difficile e coraggiosa: non arrendersi. Decide di continuare a combattere contro i nazifascisti, entrando nella Divisione partigiana “Garibaldi”, in Jugoslavia. È una scelta che nasce dalla coscienza, dalla dignità, dalla volontà di non piegarsi.

Marino è uno degli oltre trenta squinzanesi che contribuirono alla liberazione dell’Italia. Un numero che racconta quanto anche una piccola comunità abbia saputo partecipare, con coraggio, a una pagina decisiva della storia.

Da quel momento, la sua vita cambia. I giorni diventano marce estenuanti, il freddo è costante, la fame una presenza quotidiana. Una fame difficile persino da raccontare.

Quando i cavalli morivano, non venivano abbandonati: venivano nascosti nella neve e recuperati poco alla volta per essere mangiati nei giorni successivi. Era un modo per sopravvivere, per strappare tempo alla disperazione.

E quando arrivavano, raramente, dei camion con viveri, non bastavano mai per tutti. Si prendeva ciò che si poteva, anche la farina, nascondendola nei pantaloni, stretta al corpo, per poi conservarla nelle povere valigie di cartone come un tesoro. Perché lo era: era vita.

Accanto a lui, altri uomini. Compagni uniti dalla stessa sorte, con cui condividere tutto: paura, speranza, fatica. E dolore, perché molti non sarebbero tornati.

Il 15 marzo 1944, la guerra lo colpisce ancora più duramente: Marino viene catturato dai tedeschi. Inizia così la prigionia, lunga fino all’8 maggio 1945. Mesi fatti di privazioni, freddo e sofferenza. Ma anche lì resiste, sostenuto dal pensiero della sua casa, della sua famiglia, della sua terra.

Quando la guerra finisce, Marino torna a Squinzano. Riprende la sua vita semplice, lavorando la terra, come se potesse restituirgli un po’ di pace.

Sposa Raffaela e costruisce una famiglia: tre figlie. È un punto di riferimento, un uomo solido, presente. Parla poco, ma nei suoi racconti vive ancora tutto ciò che ha attraversato.

Oggi quella memoria è custodita da sua figlia Michela: fotografie in bianco e nero, una medaglia della campagna di Grecia e Jugoslavia, le pagelle della scuola, il libretto del lavoro, l’attestato della prima comunione. Oggetti semplici, ma carichi di significato.

Una ferita al piede lo accompagnerà per tutta la vita. Non è solo un segno sul corpo, ma una memoria viva.

Marino Luggeri muore nel 1994. Non ha mai cercato gloria né riconoscimenti.

Ma la sua storia resta.

È la storia di un uomo semplice che, in un momento decisivo, ha scelto di resistere.

E dentro quella scelta c’è tutto: la fatica, il dolore, la dignità. L’amore per la sua Patria. Ma soprattutto la capacità, straordinaria e silenziosa, di tornare a vivere.

Redazione
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