Domani, martedì 7 luglio 2026, alle ore 20:30, Villa Cleopazzo si trasformerà in un palcoscenico sotto le stelle, per accogliere la Compagnia teatrale Artieri, pronta a dare vita all’intramontabile capolavoro di Eduardo De Filippo, “Filumena Marturano”.
Un appuntamento pensato per far sorridere il cuore e, soprattutto, far riflettere l’anima, attraverso una storia che, dal 1946 ad oggi, continua a toccare temi attualissimi.
Per farvi vivere il dietro le quinte prima ancora del debutto, abbiamo intervistato il regista Salvatore Sozzo e i due attori protagonisti, Piera Mita e Leonardo Cazzorla, rispettivamente nei ruoli di Filumena Marturano e Domenico Soriano.
Regista, prima che si alzi il sipario per la rappresentazione della commedia, vorrei che i lettori di Totem Giornale avessero modo di conoscere coloro che ‘modellano e ricreano’, gli attori della tua compagnia. La mia espressione non è casuale, trae spunto proprio dal significato del termine ‘artieri’. Qual è l’anno di nascita della compagnia? E soprattutto, perché la scelta di questo nome?
«La compagnia Artieri è nata all’inizio di quest’anno; quasi tutto il gruppo che vedrete sul palco, però, ha già lavorato insieme allo spettacolo “Sabato, domenica e lunedì”, sempre di Eduardo. Lì eravamo in sedici, mentre per “Filumena Marturano” saremo in dodici. La denominazione Artieri è stata la conseguenza di diverse proposte. Abbiamo accolto questo nome per l’importanza che ha nella storia della letteratura, infatti è citato da diversi autori famosi. Ci è piaciuto soprattutto per il significato, che richiama l’esercitare, nel nostro caso, una passione più che una professione. Infine, pensiamo sia sintetico, d’effetto e con una rilevanza musicale.”
Svelata questa prima curiosità ai lettori, passiamo ad un altro aspetto: siamo qui, al Centro Polivalente, prima delle prove, in attesa dello spettacolo presso Villa Cleopazzo. Viene spontaneo chiederti, quindi, come Squinzano vi abbia accolto e quali emozioni si provano a fare teatro rivolgendosi direttamente alla propria comunità.
«Personalmente, ho iniziato a fare teatro tanto, tanto tempo fa e posso dire, con orgoglio, che la comunità squinzanese è molto attenta a quest’arte. Non a caso, credo che il Comune di Squinzano sia uno dei pochi ad avere numerose realtà teatrali. Queste ultime portano in scena opere preparate veramente bene: sociali, religiose, classiche, il genere di cui si occupa principalmente la nostra compagnia, oppure realizzate ex novo. A prescindere dalla tipologia, tutti gli spettacoli attirano un vasto pubblico. È doveroso, dunque, menzionare la professoressa Mariluce Vespucci, la quale ha dato vita ad una vera e propria fucina: bambini e ragazzi si cimentano nel teatro. Possiamo dire che Squinzano avrà un futuro sul palcoscenico.
La tua domanda, poi, mi dà la possibilità di fare una doverosa precisazione e di ringraziare le autorità e i responsabili dell’amministrazione comunale. È grazie a loro se oggi usufruiamo del Centro Polivalente, così come in passato dello Scientifico in via Carso; non ci siamo mai fermati, completando la fase preparatoria della nostra commedia. Quindi, grazie ancora.»
Guardando al lavoro che c’è dietro questa rappresentazione, chiedo a te, regista: da quanto tempo vi state preparando? E quali sentimenti provi quando si accendono le luci e gli attori salgono sul palco?
«La preparazione di questa commedia è di poco più di tre mesi. Attenzione: non significa tre mesi di prove giornaliere, ma di due o tre incontri settimanali, che chiaramente negli ultimi dieci giorni si intensificano. Questo ci è permesso grazie all’esperienza di molti di noi. Ma, dopo la recente produzione di “Sabato, domenica e lunedì, posso dire con certezza che anche quando ci sono nuovi ingressi nel nostro gruppo, gli incontri settimanali risultano sufficienti.
Cosa succede quando si spengono le luci in sala e si accendono quelle sul palcoscenico? Devo dire la verità, senza offesa per i miei attori, lì il mio lavoro è finito. Il mio compito, più che il mio lavoro, è quello di tirar fuori l’indole e, mi permetto di dire, spesso il talento naturale di ognuno di loro. È come una partita di calcio: solo loro a dover giocare. Da dietro le quinte ciò che posso fare è essere attento e pronto a suggerire, anche se l’aspetto meraviglioso del teatro è proprio questo: puoi fare cento repliche, ma non ce n’è mai una uguale all’altra. È anche vero che, nel momento in cui tutto va liscio, provo una sorta di rilassamento e non ho motivo di essere in apprensione. I precedenti spettacoli ci lasciano ben sperare, quindi, facendo i debiti scongiuri, ci auguriamo che anche in questa prossima “Filumena Marturano”, di martedì 7 luglio, le cose vadano per il meglio e con tanto pubblico in sala.»
Pensando proprio a coloro che leggeranno questo articolo, perché non dovrebbero assolutamente perdersi l’evento? Quali emozioni il pubblico porterà a casa?
«Io credo che, nello sport così come nel teatro, ci sia un pubblico di appassionati che ti segue fedelmente. Dopo lo straordinario successo di “Sabato, domenica e lunedì”, dove abbiamo ‘osato’ recitare nella lingua madre di Eduardo De Filippo, il napoletano, faremo lo stesso con “Filumena Marturano”. Ci auguriamo che il pubblico venga a vederci e sentirci con lo stesso spirito e, soprattutto, affetto. Posso anticipare che, dalle prevendite, sappiamo già che arriveranno spettatori da Lecce e dai paesi limitrofi, il che ci riempie di gioia.
Il pubblico porterà a casa quelle emozioni che solo i copioni scritti dal grande Eduardo riescono a trasmettere. Noi, con la nostra attenzione e passione, cercheremo di farle arrivare al cuore degli spettatori.»
Come anticipato, diamo ora la parola a Filumena Marturano e Domenico Soriano, ovvero a Piera Mita e Leonardo Cazzorla: gli “Artieri”.
Interpretare un ruolo significa prestare il proprio corpo, la propria voce e, soprattutto, il proprio cuore. Facendo un salto dentro la commedia che vedremo in scena, quale aspetto dell’anima dei vostri personaggi sentite più vicino e cosa vi allontana profondamente?
Piera Mita
«Io amo profondamente il personaggio di Filumena, l’ho amato sin da quando ero piccola. Ho un ricordo vivido: il venerdì sera, durante una rassegna teatrale in televisione, sedevo sulle ginocchia di mia madre ed ascoltavo le sue spiegazioni sul napoletano, che all’epoca non potevo capire. È cominciata proprio così la nostra storia d’amore. L’esperienza di vita giovanile non mi consentiva ancora di conoscere l’essenza di Filumena, ma è la sua forza ad avermi conquistata. Solo dopo essere diventata madre ho compreso la grandezza e la dignità di questa donna. È un personaggio a tutto tondo: non solo rappresenta l’essenza della femminilità e della maternità ma soprattutto la dignità di tutte le donne. Filumena rappresenta tutte le donne che combattono per farsi spazio nella società, nel mondo: le donne del 1946 così come le donne di oggi. Ho avuto la fortuna di interpretare altri grandi personaggi femminili di Eduardo, figure sicuramente forti, ma lei ha una marcia in più.»
Leonardo Cazzorla
«Interpretare un personaggio vuol dire entrare nelle vesti di qualcun altro ed è una delle cose più belle della recitazione: essere qualcuno che quotidianamente non sei, confrontarti con un animo differente, scoprire aspetti della tua personalità che di solito non vengono fuori. In particolare, mi sento nettamente distante da Domenico Soriano in termini di età e di contesto. L’importanza che attribuisce alla famiglia, come avrete modo di scoprire, è ciò che mi accomuna.»
Il regista ci ha raccontato cosa prova quando si accendono le luci. Voi, invece, un attimo prima di entrare in scena cosa provate? Qual è l’emozione più difficile da controllare?
Piera Mita
«Il mio amore per il teatro nasce da un momento tanto semplice quanto intimo: la famiglia che si riunisce. Da subito, ho avuto la fortuna di apprezzare la bellezza dell’arte, respirandola in casa e praticando danza fin dalla tenera età di tre anni e mezzo. Il teatro rappresenta per me un’esplosione di sentimenti, che corpo, cuore e mente trasformano in energia pura. Questo, unito al mio essere stata abituata sin da piccola a stare dietro le quinte e sul palco, fa sì che io viva soltanto belle sensazioni, che io definisco adrenalina pura.»
Leonardo Cazzorla
«Io sono un attore amatoriale novizio, questa sarà la quarta volta che salirò sul palco. Le emozioni che ho provato sono sempre state variegate, ampie, differenti, eppure in questa costellazione c’è sempre una cometa: la bellezza della connessione reale che si crea con il pubblico e con i compagni. Ed è proprio questa connessione, unita alla fiducia, che mi permette di gestire e superare la tensione iniziale.»
Lo spettacolo teatrale “Filumena Marturano” è la passione che il regista Salvatore Sozzo riesce a far uscire dai suoi ‘Artieri’; è l’occasione per riscoprire il significato più autentico della famiglia, attraverso gli occhi di Filumena e, soprattutto, dell’attrice Piera Mita; è, infine, un invito profondo alla connessione con sé stessi e con gli altri, proprio come ci ha ricordato Leonardo Cazzorla. Questi tre elementi rappresentano ciò di cui la comunità ha bisogno.

















