A Trepuzzi, dal 27 al 29 marzo 2026, prende forma una rassegna che è molto più di un semplice evento culturale: “DIVERSI – Quando il limite si fa panorama” è una dichiarazione di intenti,
un invito a mettere in discussione la rassicurante idea di “normalità”. L’Auditorium Zona Santi diventa così uno spazio di confronto e provocazione, dove la diversità non è tollerata ma rivendicata come scelta consapevole.
Il titolo scelto dagli organizzatori di BLABLABLA, con il sostegno del Comune, affonda le sue radici nell’etimologia latina divertĕre: deviare, scegliere un’altra direzione. Essere “diversi” non significa quindi essere fuori posto, ma avere il coraggio di non seguire percorsi già tracciati. In un contesto sociale che spesso tende ad appiattire le identità, questa rassegna si propone come un atto di autodeterminazione, un invito a riscoprire il valore dell’unicità.
Il cuore del progetto è racchiuso nel sottotitolo: “Quando il limite si fa panorama”. Qui il limite non è più un ostacolo da superare, ma un punto di osservazione privilegiato. È proprio nella rottura, nella soglia, che si apre uno sguardo nuovo sul mondo. Abitare il limite significa trasformarlo in possibilità, in prospettiva, in visione.
Il programma intreccia linguaggi diversi – teatro, musica, incontri – dando voce a esperienze che sfidano stereotipi e convenzioni. Dallo spettacolo di Francesco Cicconetti al concerto di H.E.R., fino al talk con Nadia Lauricella e alle performance teatrali ispirate a Oscar Wilde, ogni appuntamento contribuisce a costruire un racconto corale sulla libertà di essere se stessi.
Non meno importante è l’attenzione all’accessibilità: ingresso gratuito su prenotazione e un servizio di trasporto dedicato alle persone con disabilità rendono concreta l’idea di inclusione. Perché abbattere le barriere, in fondo, significa partire da quelle più visibili per arrivare a quelle culturali.
“DIVERSI” non è un evento “per” qualcuno, ma un’esperienza aperta a tutti. L’obiettivo non è suscitare compassione o consenso, ma generare libertà. Uscire da questa tre giorni, nelle intenzioni degli organizzatori, non significa sentirsi migliori, ma semplicemente più consapevoli. E forse, un po’ più capaci di guardare il mondo da un’altra prospettiva.