Si svolgerà oggi, sabato 18 aprile 2026, alle ore 19:00, presso il Museo dell’Olio e del Vino in Piazza Plebiscito a Squinzano, la presentazione del libro di Pati Luceri sui partigiani e patrioti salentini ed in particolare quelli squinzanesi.
Ad intervenire questa sera, Anna Caputo- Presidente Arci Lecce Solidarietà, Mario Pede - Sindaco di Squinzano, Mauro Versienti - Responsabile cultura Arci Lecce Solidarietà, Eleanna Bello - Assessore alla Cultura del Comune di Squinzano e Virgilio Vacca - Rappresentante Masci Squinzano.
Durante la serata, conosceremo la storia di Marino Luggeri, Salvatore Mellone e Carmelo Antonio Pinto che insieme a più di 30 partigiani e patrioti squinzanesi parteciparono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Riportiamo le riflessioni e le notizie dell’Assessore Eleanna Bello, sui partigiani squinzanesi, che invita alla collaborazione tutti coloro i quali potranno fornire testimonianze e notizie utili per conoscere altre storie.
“Dopo l’8 settembre 1943…
anche un piccolo paese come Squinzano rispose all’appello della storia.
Uomini semplici - contadini, operai, artigiani -
lasciarono le loro case per combattere contro il nazifascismo.
Tra loro c’era Vincenzo Bianco, sottotenente,
che da Reggio Emilia fu deportato in Germania.
Donato Cappello, che in Albania scelse la lotta partigiana,
mentre Vincenzo Cosimo Casilli trovava la morte in Grecia,
fucilato pochi giorni dopo l’armistizio.
Nello stesso scenario lontano, Giuseppe Giovanni Cocciolo
moriva prigioniero nel campo di Rodi.
Dalla guerra combattuta nelle file regolari,
Giovanni Colonna, Cosimo Invidia e Giulio Orsini
si distinsero nella lotta di Liberazione accanto agli Alleati,
mentre Carlo De Corato contribuiva come collaboratore.
A Roma, nella Resistenza clandestina,
Orazio De Simone operava con “Bandiera Rossa”,
insieme a Vincenzo De Simone e a Vincenzo Saverio Manca,
mentre Antonio Giuseppe Toraldo partecipava al fronte clandestino
come rappresentante della Democrazia Cristiana.
Molti combatterono lontano da casa.
Raffaele Cosimo Epifani e Luigi Fazzi affrontarono la guerra
tra Albania e Jugoslavia, tra prigionia e fuga.
In quelle terre combatterono anche Orlando Giannone,
che cadde in Bosnia, Mario Vincenzo Grasso,
Vincenzo Margherito, Angelo Tommasi e Antonio Nicola Ursino.
Tra loro si distinse Vincenzo Isceri,
che, ferito gravemente in combattimento,
continuò a guidare i suoi uomini, meritando la medaglia d’argento.
Nel Nord Italia, tra montagne e città occupate,
la Resistenza prese il volto di Raffaele Micelli,
Salvatore Palma, Giuseppe Pellegrino - evaso e tornato a combattere -
Romolo Maggio, Giuseppe Marzo e Altobrando Concetto Legittimo,
insieme a Luigi Solazzo, Francesco Stippelli,
Candido Tamborino e Antonio Quarta.
Accanto ai partigiani, anche soldati come Vincenzo Tomasi, detto Nino,
paracadutista del “Nembo”, protagonista nella battaglia di Filottrano,
e uomini come Carmelo Donato Palazzo,
che seppe fuggire alla prigionia nazista e tornare alla lotta.
Tra questi uomini c’era anche Antonio Mazzotta,
antifascista fin da giovane, partigiano a Milano
e protagonista della vita politica e culturale del dopoguerra.
Molti non tornarono.
Vincenzo Pezzuto cadde già il 9 settembre 1943.
Italo Lapenna morì nel 1945 sul fronte italiano.
Nicola Tarantino si spense per le ferite riportate in guerra.
E con loro, Vincenzo Cosimo Casilli, Giuseppe Giovanni Cocciolo e Orlando Giannone.
Altri continuarono a lottare fino alla fine,
come Santo Ruggio, attivo a Roma,
e Lucio Sava, impegnato nelle Marche.
Storie diverse, destini lontani…
ma una stessa scelta.
La Resistenza non fu solo una guerra:
fu l’incontro di uomini diversi,
uniti dal coraggio di dire no alla dittatura.
E anche Squinzano, con i suoi figli,
contribuì a scrivere questa pagina di libertà.
Una comunità divisa nelle idee…
ma unita nella lotta.
Una memoria…
che vive ancora oggi."