Le reliquie della Speranza nella chiesa dell’Annunziata: attendiamo una prossima primavera di Luce

di Elisabetta Pezzuto 27 Marzo 2021 390

Per il secondo anno consecutivo, ci ritroviamo a vivere un marzo di speranze fioche, che sembrano affievolirsi sempre di più con l’allungarsi delle giornate, come un curioso paradosso.

Sembra quasi che l’ordine naturale delle cose venga meno proprio nel mese in cui noi squinzanesi, prima, attendevamo l’ingresso trionfale della primavera, e con essa, la festa dell’Annunziata.
Ciononostante, a pochi giorni dalla festa dell’Annunciazione di Maria e nell’anno in cui la nostra chiesa festeggia il suo cinquantesimo anniversario dall’elezione a Santuario, provati nello spirito dal disastro sanitario ancora in corso, chiediamo a gran voce un segno di Grazia. A ben rifletterci, fu proprio nel sedicesimo giorno di marzo del 1668 che don Carlo Floravanti, (all’epoca vicario generale del vescovo mons. Luigi Pappacoda di Lecce), donò alla Chiesa dell’Annunziata un prezioso reliquiario di legno contenente gli umani resti dei Santi martiri Innocenzo, Nigello, Severo, Teodoro e Perpetua. Quello stesso giorno, fu posto alla sommità dell’Altare Maggiore. Secondo la tradizione squinzanese, l’urna veniva portata solennemente in processione per le vie del paese solo in casi di gravi calamità.
Proprio in ragione di questo, il nostro Rettore don Alessandro Scevola ed il vicario, nel primo giorno di Novena, hanno intronizzato le reliquie all’interno del Santuario, perché ciascuno di noi possa rivolgere il proprio cuore a quei Sacri resti che, insieme alle spoglie di Maria Manca e dei suoi figli, riposano all’interno del nostro Santuario come guardiani e garanti di un Tempio di Grazia e di miracoli.
Ma in condizioni straordinarie ed imprevedibili come quelle create dalla pandemia, c’è bisogno di un intercessione più forte, senza precedenti. E come per il Crocifisso dei Miracoli di San Marcello al Corso, che l’anno scorso venne straordinariamente portato in San Pietro come strumento potente contro la tragedia dell’epidemia, così, carichi di speranza, rivolgiamo il nostro sguardo al punto più alto dell’altare, speranzosi in una prossima primavera di Luce.

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