È stato il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei Santi, a concludere, a Squinzano, la prima edizione di “Pagine di vita”, un ciclo di tre incontri di lettura e spiritualità,
con la presentazione di tre libri, promosso e organizzato dalla locale Fraternità dei Frati Minori. La conclusione della prima edizione della rassegna è anche occasione per fare un primo bilancio. “Personalmente - spiega Fra Paolo Quaranta, guardiano della Fraternità di Squinzano - credo molto che l'evangelizzazione passi anche attraverso la cultura. Noto che. per esempio l'affezione alla lettura, soprattutto con l'avvento dei social, sia molto diminuita. È necessario ritornare a leggere per far lavorare la testa e per crearsi un pensiero proprio”.
“Con questi presupposti - conclude il Ministro provinciale emerito - mi sono chiesto: come sollevare un po’ l'asticella culturale? Ed ecco la proposta, senza nessuna pretesa, considerato che da qualche mese mi trovo ad essere cittadino di Squinzano. Tre nuovi libri, da sottoporre alla comunità squinzanese che vuole interrogarsi e vuole approfondire temi di grande attualità”.
A chiudere il cerchio, l’altra sera, come si diceva in apertura, è stato il porporato di Monteroni giunto a Squinzano per presentare “Il mio San Francesco”, il frutto di un colloquio personale con Papa Francesco poco tempo prima della morte. Ecco l’intervista.
Eminenza, la prima domanda è fuori tema rispetto alla sua pubblicazione. Per Portalecce, un commento a caldo sulla Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone.
"Un commento a caldo lo troviamo già nel titolo. Cioè è l’umanità che è magnifica e le opere dell’uomo sono belle ma nell’opera della creazione, solo quando ha creato l’uomo, il Creatore ha esclamato, “È una realtà molto buona, molto bella”. Il Papa, in questa sua prima enciclica, ha voluto sottolineare che tutte le conquiste umane non valgono quanto l’uomo che le ha prodotte. Ovviamente uno dei rischi che è stato messo in evidenza dalle menti più sagge è che la tecnica possa essere una realtà bella ma che può sfuggire di mano all’uomo restandone vittima. Noi abbiamo l’esempio classico dell’energia nucleare che promette tante cose buone ma che è anche uno strumento di morte."
Andiamo alla sua pubblicazione “Il mio San Francesco”. Dal nome, al magistero, all'azione..., il pontificato di Bergoglio è stato un pontificato francescano. Come ha fatto un gesuita ad innamorarsi perdutamente del poverello d'Assisi?
"Veramente con la stessa editrice “Messaggero”, qualche anno prima avevo pubblicato “Un gesuita francescano”, e già in quella pubblicazione mi ponevo una domanda: Come un gesuita può incarnare il francescanesimo? La prefazione di quel volume era stata scritta da un professore francescano, che però è uno dei massimi specialisti italiani di intelligenza artificiale, Fra Paolo Benanti; la conclusione, invece, me la concesse in amicizia un professore gesuita, Padre Gaetano Piccolo, che insegna metafisica all’Università Gregoriana. In quel libro ho cercato di rispondere a questa domanda: come il francescanesimo è maturato nell’animo di un gesuita? Sicuramente non si è trattato di una scelta intellettuale ma della naturale conseguenza di un’esperienza, di un’esistenza che si sviluppa, matura e che cresce. Tutti noi cresciamo: essere vivi significa crescere, e nessuno di noi è identico, almeno fisicamente e sotto tanti aspetti, a quando eravamo bambini, ma siamo gli stessi."
"Il Signore ti dia pace". È questo il saluto che Francesco d'Assisi lasciò nel testamento come eredità ai suoi frati. Fraternità e pace sono stati due cavalli di battaglia di Papa Francesco. Quale attualità possiamo cogliere in un mondo invaso dalle guerre?
"Non dimentichiamo come anche Papa Leone abbia scelto come suo saluto abituale - lo ha fatto già la prima sera quando si è presentato ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro -, che poi è anche il saluto del vescovo all’inizio della liturgia, “la pace sia con voi”. Ora, il tema della pace che è tornato tante volte nel linguaggio di Papa Leone con quelle aggettivazioni che ritornano anche nella sua prima enciclica - “una pace disarmata e disarmante” - è molto presente anche in questa sua prima enciclica: il riarmo non è la premessa per la pace. Il riarmo è per far paura agli altri e sulla paura non si costruisce la pace. I richiami al messaggio di pace di Papa Francesco sono molto frequenti nel magistero di Prevost e ritornano anche nella attuale enciclica, dove soprattutto riemergono i contenuti della “Laudato sì’” e della “Fratelli tutti”. La “Laudato si’” per un’ecologia integrale, quindi non per un’ecologia artefatta ma un’ecologia nella quale l’uomo è coinvolto come soggetto, non come un oggetto. È questo il grande rischio, pericolo. E poi, la fraternità universale sono grandi temi che sono confluiti anche nell’attuale enciclica. Da questo punto di vista c’è una continuità nella diversità della due personalità, però nel magistero c’è una continuità che non è ripetizione ma è una crescita, uno sviluppo."
Dal Papa gesuita al Papa agostiniano cosa è cambiato nella Chiesa di oggi?
"Che il Papa sia un religioso non è un fatto nuovo. Più volte i Papi sono stati religiosi. Abbiamo avuto a Lecce la presenza dei Teatini, oggi ci sono ancora i francescani: dai loro Ordini, nella storia della Chiesa, sono usciti tanti Pontefici. I religiosi sono parte attiva della Chiesa. Papa Francesco usava spesso l’immagine del poliedro. Ora, la diversità di esperienze che lega le persone che poi seggono sulla cattedra di Pietro sono leggibili alla luce del poliedro. Il raggio di luce è sempre quello del Vangelo, ognuno poi lo presenta secondo la sua sfaccettatura e la sua sensibilità. Questo è un arricchimento e non un limite."