La continuità occupazionale e la tenuta del reddito agricolo nel Salento (già colpiti dalla diffusione della Xylella Fastidiosa) sono strettamente subordinati all'efficacia delle politiche di prevenzione degli incendi.
È dimostrato dai numeri del mercato del lavoro settoriale in tutta la Puglia (dati del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, il quale ha recentemente pubblicato il rapporto "L’agricoltura pugliese conta 2026”) che, con 108.672 occupati, esprime l'8,3% della forza lavoro complessiva (contro il 3,4% della media nazionale).
Il recente incendio al Bosco dell’Arneo impone una riflessione di sistema, probabilmente non più rinviabile, che riguarda i cicli produttivi.
L'impatto sociale di questi eventi, di cui l'ultimo in ordine di tempo colpisce particolarmente per la rilevanza paesaggistico-culturale del luogo, si ripercuote asimmetricamente sulle componenti contrattualmente più vulnerabili dell'organizzazione agraria pugliese (composta da 77.015 dipendenti e 31.657 autonomi).
Sono anche e soprattutto i 32.921 lavoratori stranieri regolari e le 28.327 lavoratrici agricole a subire le conseguenze immediate dell’interruzione delle attività stagionali, subendo perdite economiche che un’adeguata pianificazione programmatoria potrebbe scongiurare.
Il potenziale agricolo regionale, distribuito su 183.446 aziende e 1,3 milioni di ettari di Superficie Agricola Utilizzata, subisce tre distinte esternalità negative:
1) La distruzione delle risorse agricole locali non può che alimentare il ricorso ai mercati di approvvigionamento esterni. La dinamica genera aumenti dei prezzi tendenziali che gravano sulla spesa delle famiglie pugliesi (pari in media a 2.000 euro mensili), in un contesto in cui i soli beni alimentari di prima necessità assorbono già il 22,8% del budget familiare (455 euro).
2) Con un valore aggiunto di 2.883 milioni di euro e un export di 2,9 miliardi, l'economia agraria pugliese poggia sulla stabilità dei canali commerciali di olivicoltura e viticoltura. La prossimità dei roghi ai campi coltivati introduce un rischio esogeno che minaccia l'adempimento dei contratti di fornitura.
3) La terra nuda, il cui valore medio è stimato in 14.800 euro per ettaro, subisce un immediato deprezzamento. Oltre al danno chimico-fisico subito dalla componente organica del suolo, la perdita di valore è legata ai vincoli legali di indisponibilità e ai divieti di pascolo che la legge impone sui suoli percorsi dal fuoco, congelandone lo sfruttamento agrario.
I compiti di vigilanza e pulizia del territorio, tra i quali la cura dei viali tagliafuoco e la manutenzione dei perimetri di sicurezza boschiva, non rappresentano formali adempimenti di natura burocratica.
Invero, il contrasto agli incendi boschivi non può essere una materia per i soli addetti ai lavori e per gli enti del terzo settore che si occupano delle tutela del paesaggio, dell'ambiente, dei beni culturali. Questi operatori istituzionali sono certamente i protagonisti, ma c'è bisogno di rinforzare i ranghi, coinvolgendo lavoratori, imprese, enti dell'amministrazione pubblica e cittadini.
Le azioni pratiche richiamate prima costituiscono l'espressione concreta dei doveri che gravano sui proprietari terrieri e sulle autorità di gestione delle aree protette, definendo i confini etici e giuridici entro cui si deve muovere la gestione dei fondi.
Di conseguenza, l'efficacia dei piani di contrasto ai roghi si gioca sulla qualità della macchina amministrativa e sul rispetto del principio di sussidiarietà verticale. Se si vuole valutare l'operato delle istituzioni pubbliche nei casi di potenziale sussistenza di condotte omissive per il risarcimento del danno, il fulcro della valutazione deve risiedere nella verifica oggettiva dei mezzi impiegati e della precisione tecnica dei piani strategici. Risolvere una criticità strutturale di questa portata esige un'effettiva saldatura operativa tra la programmazione macro-regionale — definita dalla legge quadro nazionale e dalle norme di orientamento forestale — e le reali forze di intervento dispiegate sul territorio dagli organi di protezione civile.