Non c'erano le piramidi dorate, ma la scenografia era quella voluta da Zeffirelli nel 2001 per il Teatro di Busseto, in occasione del centenario verdiano. Maestosa. E anche la regia è stata quella del compianto maestro fiorentino.
Ripresa da Veronica Bolognani, regista proveniente dall’Arena di Verona. Statue giganti in un mondo egizio che così efficacemente ricreato meritava voci altrettanto credibili. E così è stato per l’inaugurazione della cinquantesima Stagione lirica della Provincia di Lecce - Teatro di tradizione andata in scena venerdí scorso e riproposta domenica al Politeama “Greco”, nel capoluogo salentino. La rappresentazione di "Aida" non ha deluso le aspettative. Travolgente il soprano Susanna Branchini nei panni di Aida, confermando qualità di colore e agilità canora. Protagonista potente della tensione drammatica che caratterizza il capolavoro di Giuseppe Verdi. Struggente il mezzosoprano Carmen Topciu, in Amneris, quando si è esaltata chiedendo pietà ai Numi per il suo «straziato core». Radames, conteso dalla schiava etiope e dalla figlia del faraone, trova nel tenore Paolo Lardizzone un timbro squillante, sicuro, né troppo lirico, né eccessivamente drammatico. Tutto il dramma è stato misurato, anche la Marcia trionfale. Ma il Gran finale secondo è riuscito a legare solisti e masse nella storia. Pur essendo, popolo egiziano, guerrieri, sacerdoti e schiavi etiopi presentati con propria musica. E nonostante il conflitto fra ragion di Stato e amore, l’Orchestra sinfonica di Lecce e del Salento Oles, diretta dal maestro Alfonso Scarano, non ha tradito la natura intimistica dell'opera. Ottimi il Coro Opera in Puglia e il Coro lirico di Lecce, diretti da Emanuela Aymone. Eccellenti le coreografie adattate da Fredy Franzutti, eseguite dal Balletto del Sud. L'occhio è stato colpito anche dai costumi disegnati da Anna Anni. Ma non invadenti. Così come l'ambiente e i movimenti sul palco tranquillizzerebbero Schoenberg, il quale scrivendo a Kandinsky, sottolineava che se la regia e la scenografia disturbano la musica sono errate. La musica qui invece, come Verdi vuole, è in osmosi con l'azione scenica. Lo evidenzia anche Amonasro, padre di Aida, impersonato dal baritono Giuseppe Altomare, anche lui applauditissimo per la presenza scenica, anche se probabilmente non troppo profondo personaggio.
Perché dopo qualche giorno restano nell'animo le vibrazioni dell'opera che lo stesso Verdi giudicò «fra le mie delle meno cattive»? Perché questa è la forza di un capolavoro. A dispetto di tanta contemporanea robaccia spacciata per musica. E perché proponendo il conflitto fra la ragione di Stato e l'amore induce a chiedersi come tale contrasto debba risolversi. Il dramma del personaggio si scontra con l'apparato spettacolare, che simboleggia le ragioni politiche. Quale far prevalere? E la ragione della sopravvivenza e della sicurezza dello Stato non coincide forse con l’amor di patria?
Riflessioni sempre attuali. Dunque è cominciata degna della tradizione lirica leccese questa stagione del bel canto. Che fa ben prevedere per la rappresentazione di “Rigoletto”, in calendario dal 5 dicembre. Un’altra rassegna, quella iniziata, firmata dai direttori artistici Giandomenico Vaccari e Maurilio Manca.