Una celebrazione intensa e partecipata a Squinzano. Il sacerdote, originario della città, ha presieduto per la prima volta dopo 14 anni di sacerdozio la celebrazione nella comunità dove è cresciuto
È stata una celebrazione carica di emozione, memoria e fede quella vissuta ieri nella chiesa Mater Domini di Squinzano, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Rocco, una devozione che affonda le proprie radici nella storia della comunità e che quest’anno raggiunge il traguardo dei 105 anni. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da don Mino Arnesano, sacerdote originario di Squinzano, su affidamento del parroco don Alessandro Scevola.
La scelta di affidare la celebrazione a don Mino ha assunto un significato particolare. Il sacerdote, al secolo Cosimo Arnesano, è infatti figlio della comunità di Mater Domini, dove è cresciuto e dove ha mosso i primi passi del suo cammino di fede. Una comunità alla quale è tornato da sacerdote, dopo 14 anni dal momento della sua ordinazione.
«Sono figlio di questa comunità di Mater Domini, dove sono cresciuto anche se non battezzato, e dopo 14 anni di sacerdozio presiedo qui per la prima volta», ha ricordato don Mino all’inizio della sua riflessione.
Parole che hanno dato subito alla celebrazione un carattere profondamente personale. Nel suo ritorno a Mater Domini, il sacerdote ha portato con sé i ricordi della propria infanzia e soprattutto le figure dei nonni. Il nonno, che partecipava alla questua per la festa, e la nonna, che gli aveva insegnato le prime preghiere. Accanto a loro, il ricordo dei parroci che nel corso degli anni hanno accompagnato la sua crescita: don Egidio Manieri, don Antonio Manca, don Mario Modesto, don Antonio Caricato, don Nicola Macculi e oggi don Alessandro Scevola.
Un filo della memoria che lega passato e presente e che, attraverso la figura di San Rocco, si trasforma in un messaggio rivolto all’intera comunità.
Particolarmente intensa è stata infatti l’omelia, nella quale don Mino ha richiamato il brano evangelico in cui l’amore verso i più piccoli, gli ultimi e gli indifesi diventa criterio fondamentale della vita cristiana: «L’avete fatto a me».
Da qui il riferimento alla figura di San Rocco, il santo di Montpellier che, secondo la tradizione, rinunciò alle proprie ricchezze per dedicarsi alla cura degli appestati. Anche quando fu colpito dalla malattia, continuò a essere una figura di affidamento e di speranza. La tradizione racconta che, durante il periodo trascorso nel bosco, fu nutrito da un cane che gli portava del pane, fino alla sua morte in carcere, dove era stato rinchiuso pur essendo innocente.
Una storia antica che don Mino ha riportato nel presente attraverso tre indicazioni concrete per la comunità di Mater Domini: «Tornare a guardare chi è invisibile, tornare a toccare le ferite, tornare a restare quando sarebbe più facile andare via».
Tre espressioni semplici ma forti, che racchiudono il significato più profondo della testimonianza di San Rocco: non ignorare chi vive ai margini, avere il coraggio di avvicinarsi alle sofferenze degli altri e scegliere di rimanere accanto a chi attraversa una difficoltà, anche quando sarebbe più semplice allontanarsi.
Don Mino Arnesano porta oggi avanti il proprio ministero nella comunità di Santa Maria ad Nives a Strudà, dopo aver svolto diversi incarichi pastorali nella Diocesi di Lecce. Ordinato sacerdote il 19 marzo 2012, nella solennità di San Giuseppe, ha iniziato il suo ministero come vicario parrocchiale a Santa Maria delle Grazie, nel quartiere Santa Rosa di Lecce, e successivamente nella parrocchia di San Pio X. Ha inoltre guidato la comunità di Pisignano. Dal 2017 è parroco a Strudà, dove ha promosso numerose iniziative pastorali, culturali e legate alla pietà popolare. La comunità di Pisignano lo salutò nel settembre 2021, in occasione del passaggio al nuovo incarico.
Il suo ritorno a Mater Domini ha quindi rappresentato qualcosa di più di una semplice celebrazione: è stato il ritorno di un figlio nella propria casa spirituale, davanti alle persone e ai luoghi che hanno accompagnato i primi passi della sua storia.
Alla celebrazione hanno preso parte numerosi cittadini e fedeli, giunti non soltanto dal rione Mater Domini ma da diverse zone di Squinzano, a conferma di quanto la devozione a San Rocco sia radicata nell’intera città. La festa del santo, infatti, è tradizionalmente vissuta come un appuntamento che coinvolge tutta la comunità squinzanese e non soltanto il quartiere.
Presenti anche gli amministratori comunali, le autorità locali e il sindaco, avvocato Mario Pede, che hanno voluto condividere con la comunità questo importante momento di fede e di tradizione.
La celebrazione di ieri ha così intrecciato tre dimensioni: la storia di una devozione che dura da 105 anni, il ritorno alle proprie radici di un sacerdote nato e cresciuto a Mater Domini e, soprattutto, l’attualità del messaggio di San Rocco.
Al termine della sua riflessione, don Mino ha affidato idealmente il cammino della comunità alla Madonna del Buon Consiglio.
Un affidamento che chiude una celebrazione intensa, ma soprattutto apre una domanda per tutti: davanti alle tante fragilità del nostro tempo, siamo ancora capaci di vedere chi è invisibile, toccare le ferite e restare accanto a chi ha bisogno?
È forse questo il messaggio più autentico che San Rocco, dopo 105 anni di devozione, continua a consegnare alla comunità di Squinzano.
















